
Trilogia della città di K
Il titolo della stagione di quest’anno del Piccolo Teatro di Milano, non lasciava spazio a troppo ambiguità: “Il corpo delle parole”, segno che doveva essere

Il titolo della stagione di quest’anno del Piccolo Teatro di Milano, non lasciava spazio a troppo ambiguità: “Il corpo delle parole”, segno che doveva essere

Sono due i principali motivi per cui questa non sarà la solita recensione personale ad un film, anzi i motivi sono tre: il primo è

Quello che emerge dalla mostra del PAC di Milano, “Argentina. Quello che la notte racconta al giorno” (aperta fino all’11 febbraio 2024) è un dato

Non nascondo che mi aveva creato una certa curiosità la scenografia “playgorund” di Guido Buganza, mi dava una certa tranquillità la regia di Carmelo Rifici,

Per il suo ultimo film (almeno secondo le stesse recenti dichiarazioni del grande regista britannico), Ken Loach ha scelto di girare un film “in purezza”,


Il commento ad un concerto della Scala rischia sempre di diventare un peana sulla musica, sugli interpreti e sul teatro, ma è un rischio che


Ammetto una debolezza (una delle tante), ovvero che quando sul retro di copertina di un libro leggo “È stato in grado di incarnare un certo


Il titolo della stagione di quest’anno del Piccolo Teatro di Milano, non lasciava spazio a troppo ambiguità: “Il corpo delle parole”, segno che doveva essere proprio la scrittura (e non il gesto o la scena) il filo conduttore degli spettacoli della stagione. Nessuno però degli spettacoli visti fino ad oggi

Sono due i principali motivi per cui questa non sarà la solita recensione personale ad un film, anzi i motivi sono tre: il primo è che si tratta di Woody Allen e con lui ho un legame molto profondo che risale al 1969, quando undicenne, vidi il suo primo film,

Quello che emerge dalla mostra del PAC di Milano, “Argentina. Quello che la notte racconta al giorno” (aperta fino all’11 febbraio 2024) è un dato quasi incontrovertibile e cioè che le arti visive degli ultimi cinquant’anni hanno operato con strumenti simili, attraverso linguaggi quasi omologati e con risultati piuttosto prevedibili.

Non nascondo che mi aveva creato una certa curiosità la scenografia “playgorund” di Guido Buganza, mi dava una certa tranquillità la regia di Carmelo Rifici, mentre il testo di Feydeau non mi entusiasmava certo, ma comunque, se vogliamo, anche il vaudeville ha il suo fascino, e un po’ di teatro

Per il suo ultimo film (almeno secondo le stesse recenti dichiarazioni del grande regista britannico), Ken Loach ha scelto di girare un film “in purezza”, come si direbbe per il vitigno di un un vino
Dalla rubrica Chez Mimich

Il commento ad un concerto della Scala rischia sempre di diventare un peana sulla musica, sugli interpreti e sul teatro, ma è un rischio che va corso, poiché il piacere di scriverne è sempre di gran lunga superiore al rischio

Ammetto una debolezza (una delle tante), ovvero che quando sul retro di copertina di un libro leggo “È stato in grado di incarnare un certo esprit tutto parigino …” allora metto da parte ogni indugio
Dalla rubrica Chez Mimich