Due menti geniali, mezzo secolo di lavoro certosino e una passione quasi ossessiva per l’arte, l’architettura e Alessandro Antonelli. È da questo intreccio di studio, intuizioni e memoria che nasce “Alessandro Antonelli. L’opera dell’architetto a Novara e nel suo territorio”, il monumentale volume firmato dall’architetto novarese Franco Bordino (in foto mentre illustra il compasso di Antonelli) e pubblicato da Edizioni Astragalo. Un libro scritto nell’arco di cinquant’anni di ricerche e presentato questa mattina nella Sala del Compasso della Cupola di San Gaudenzio, proprio dove Antonelli, a metà Ottocento, progettava quella che sarebbe diventata l’opera simbolo della città.
A fare gli onori di casa è stato Matteo Caporusso, presidente della Fondazione Fabbrica Lapidea 1552, che ha ripercorso la lunga storia dell’ente nato nel 1552 dopo l’abbattimento della vecchia basilica di San Gaudenzio. «La leggenda racconta che il corpo del santo venne portato qui, nella chiesa di San Vincenzo, di cui resta ancora un affresco nella cappella di San Giorgio – ha spiegato –. Con l’aumento dei pellegrini gli spazi non bastavano più e nacque la Fabbrica, un ente civico identitario della città».
Caporusso ha poi ricostruito le trasformazioni dell’istituzione nei secoli: dalla costruzione del campanile nel Settecento alla soppressione napoleonica del capitolo di San Gaudenzio, fino al regolamento voluto da Vittorio Emanuele II nel 1851. «Nessuno aveva più messo mano a quell’impianto fino al 28 novembre 2025, quando è nata la Fondazione Fabbrica Lapidea 1552, dotata finalmente di una natura giuridica moderna. Oggi possiamo ricevere sponsorizzazioni e partecipare ai bandi».
Il presidente ha ricordato anche le difficoltà economiche vissute negli ultimi anni. «Prima il Comune ci dava 60 mila euro l’anno: 40 mila servivano per pagare i dipendenti e con il resto non si riusciva praticamente a fare nulla». Ora la Fondazione attende 180 mila euro di fondi straordinari destinati a diversi interventi di recupero, tra cui la cripta dell’urna di San Gaudenzio «dove piove dentro». A questi si aggiungono i 284 mila euro ottenuti attraverso un bando per il rifacimento delle coperture. «C’è la volontà di risorgere, perché per troppo tempo siamo stati abbandonati».
Nel corso della presentazione Caporusso ha anche lanciato un appello simbolico al Comitato d’Amore per Casa Bossi, invitandolo a diventare «anche il Comitato d’amore per la Basilica di San Gaudenzio».
La pubblicazione del volume richiederà però un ulteriore sforzo economico. «Servono circa 23 mila euro per stamparlo e diffonderlo in tutta Italia – ha spiegato –. È un investimento importante, ma potrebbe generare fino a 100 mila euro da reinvestire nei restauri».
Per Gabriella Depaoli, direttrice editoriale di Edizioni Astragalo, il libro rappresenta molto più di una semplice pubblicazione: «Non è solo un volume per appassionati di arte e architettura, ma un modo per consegnare al futuro una parte della nostra storia».
Bordino, considerato tra i maggiori studiosi di Antonelli, ha annunciato di aver donato tutti i suoi studi alla Fondazione Fabbrica Lapidea. «Questo libro nasce quasi per caso cinquant’anni fa – ha raccontato –. Dopo la maturità scientifica mi imbattei in Casa Bossi e ne rimasi folgorato. Da allora non sono più riuscito a smettere di studiare Antonelli».
Il volume documenta circa cento opere dell’architetto, novanta delle quali concentrate nel territorio novarese. Al suo interno trovano spazio 170 immagini tra disegni originali, tavole autografe inedite e fotografie storiche, molte delle quali pubblicate per la prima volta a colori. Il materiale complessivo arriva a circa 300 documenti grazie a un catalogo finale che raccoglie ulteriori integrazioni e schede.
«Sto lottando da anni per favorire la conoscenza del lavoro di Antonelli – ha detto Bordino –. Fino a vent’anni fa non era considerato come meritava. Il lavoro del Comitato ha contribuito a cambiare la percezione della sua opera».
L’architetto si è poi soffermato proprio sulla Sala del Compasso, luogo simbolico della presentazione. Qui lavorava Giuseppe Magistrini, capomastro di Antonelli, figura decisiva nella realizzazione della Cupola. «Il compasso lungo undici metri permetteva di disegnare un quarto della circonferenza della cupola – ha spiegato Bordino –. Magistrini realizzava anche modelli lignei per spiegare alle maestranze cosa fare».
Un luogo che però, nel tempo, ha perso parte della sua autenticità. «Abbiamo perso il pavimento originale con tutte le incisioni tecniche. Nel libro ci sono però strumenti utili per leggere molte situazioni costruttive che richiedono conoscenze specifiche». Bordino ha infine evidenziato uno degli aspetti più innovativi dell’opera antonelliana: «Gli arconi della sala rappresentano il primo momento costruttivo sopra la basilica. Antonelli non conosceva con precisione struttura e materiali dell’edificio esistente e risolse il problema creando una struttura indipendente con quattro coppie di arconi scaricatori, evitando il rischio di crolli».









