Nel tempo in cui la memoria rischia spesso di ridursi a celebrazione rituale, c’è una scuola che prova a trasformarla in esperienza vissuta. Succede all’ITI Omar di Novara, dove il progetto audiovisivo ed educativo “Oltre il Ponte” ha scelto di raccontare la Resistenza non soltanto attraverso libri e lezioni frontali, ma immergendo decine di studenti dentro le tensioni morali, emotive e umane dell’Italia del 1944.
Martedì 19 maggio, alle 21, il progetto sarà presentato ufficialmente al Cinema VIP con una serata pubblica a ingresso libero che segnerà il momento conclusivo — ma anche il punto di partenza — di un percorso che ha coinvolto centinaia di ragazzi tra audiovisivo, ricerca storica, teatro immersivo e formazione civica.
Promosso dall’ITI Omar nell’ambito del bando nazionale “Cinema e Immagini per la Scuola” del Ministero dell’Istruzione e del Merito, “Oltre il Ponte” nasce da un’idea di Andrea Capone, PhD Researcher and Instructional Designer dell’Università di Siena, in distacco presso l’istituto novarese, ed è stato sviluppato insieme a EduCreme, Fondazione Omar, Museo Storico Aldo Rossini, Società Storica Novarese, ANPI, Comune e Provincia di Novara.
Nel corso della serata saranno proiettati il teaser trailer realizzato da Luca Morselli, lo short film “Oltre il Ponte”, il docularp diretto da Gabriele Giannini e lo showreel dell’Omar Multimedia Lab curato da Andrea Rizzo. Un mosaico di linguaggi diversi che racconta un’esperienza educativa fuori dagli schemi tradizionali.
A coordinare l’intero progetto per l’ITI Omar è stato il professor Fabio Spinelli, responsabile del percorso educativo e laboratoriale che ha coinvolto studenti provenienti non solo dall’istituto novarese, ma anche dall’IIS Nervi Bellini, dall’ITC Mossotti e dal Liceo Scientifico Giordano Bruno. Una rete scolastica costruita per unire competenze tecniche, linguaggi artistici e riflessione storica.
Il cuore dell’iniziativa è stato il Cine Larp Campus “Oltre il Ponte – L’ultima notte di Montelupo”, ospitato dal 5 all’8 maggio al Villaggio delle Stelle di Lusernetta, nel Torinese. Per quattro giorni il luogo è stato trasformato in un borgo del 1944, dove cinquanta studenti hanno vissuto oltre venti ore consecutive di esperienza immersiva interpretando partigiani, civili, fascisti, religiosi, medici e famiglie travolte dalla guerra.
Non una semplice ricostruzione storica, ma un laboratorio emotivo e narrativo pensato in occasione dell’ottantesimo anniversario delle stragi nazifasciste. L’obiettivo era portare i giovani dentro i dilemmi della Resistenza, costringendoli a confrontarsi con paura, responsabilità, scelta e libertà.
Il titolo stesso, “Oltre il Ponte”, richiama idealmente la riflessione di Italo Calvino sulla Resistenza come esperienza di consapevolezza e passaggio tra oppressione e libertà. Da qui nasce l’idea di un “viaggio media educativo” capace di parlare alle nuove generazioni attraverso il linguaggio dominante del presente: quello audiovisivo.
Fondamentale anche il ruolo dell’Omar Multimedia Lab, laboratorio permanente nato nel 2018 per volontà del professor Andrea Capone e dedicato allo sviluppo di competenze nel cinema, nella fotografia, nel videomaking e nella comunicazione multimediale. In questa esperienza gli studenti sono diventati protagonisti dell’intero processo creativo: dalla recitazione alla costruzione narrativa, dalla gestione tecnica delle riprese al supporto scenografico e documentaristico.
La regia del progetto audiovisivo porta la firma di Gabriele Giannini, autore anche dell’editing e della color correction. Soggetto e sceneggiatura sono stati sviluppati da Andrea Capone, Gabriele Giannini e Giacomo Giovagnoli. La colonna sonora originale è stata composta da Carlo Giuseppe Barcella ed Elio Biffi, mentre il sound design è stato curato da Jacopo Consonni. Determinante anche il contributo di Terre Spezzate, dei LARP designer Marco Bielli e Bianca Maria Mori, insieme al lavoro di docenti, media educator, videomaker e studenti delle scuole coinvolte.
Più che un semplice prodotto cinematografico, “Oltre il Ponte” si presenta così come un esperimento educativo che prova a restituire alla memoria storica una dimensione viva e partecipata. Non la memoria come racconto distante, ma come esperienza capace di interrogare il presente e di chiedere ai ragazzi — oggi come allora — da che parte stare.








