La gestione degli asili nido comunali finisce al centro di uno scontro durissimo tra sindacati e amministrazione comunale. La FP CGIL Novara e Vco, insieme al personale educativo impiegato nelle strutture comunali, ha proclamato lo stato di agitazione chiedendo contestualmente l’apertura della procedura di raffreddamento e conciliazione in Prefettura. Al centro della protesta c’è la scelta del Comune di esternalizzare il nido Panda e di affidare a soggetti esterni anche la gestione dei nuovi posti che nasceranno grazie agli investimenti del Pnrr.
Secondo il sindacato, l’ampliamento di un servizio considerato «fondamentale» dovrebbe avvenire attraverso una gestione pubblica e non tramite nuove esternalizzazioni. La CGIL mette inoltre in dubbio i numeri presentati dall’assessora all’Istruzione Giulia Negri durante l’ultima commissione consiliare, in particolare sull’annunciato incremento di 163 posti destinati alle famiglie novaresi.
«Riteniamo inaccettabile la scelta di esternalizzare il nido Panda – attacca Francesco Orlandi, segretario Fp Cgil – struttura rispetto alla quale segnaliamo da oltre cinque anni la compressione dei posti disponibili alla cittadinanza. Con una minima programmazione il nido Panda avrebbe potuto, e potrebbe ancora, rimanere pubblico»
Non solo. La FP CGIL chiede anche un piano di reinternalizzazione delle nuove strutture in fase di costruzione e contesta il rischio che il ricorso alle cooperative possa tradursi in condizioni economiche peggiori per educatrici ed educatori. «Migliori condizioni per le lavoratrici e i lavoratori significano un migliore servizio per i nostri figli», sottolinea Orlandi, evidenziando come stipendi più bassi possano alimentare turnover e precarietà in un settore che già oggi fatica a reperire personale qualificato.
Il timore espresso dal sindacato è che il caso Panda possa rappresentare soltanto il primo passo verso ulteriori esternalizzazioni. Durante l’incontro in Comune, spiegano dalla Cgil, non sarebbero arrivate rassicurazioni sufficienti sulla gestione futura delle inidoneità del personale comunale. «L’età media delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici avanza e il lavoro educativo è fortemente usurante dal punto di vista fisico. Il personale inidoneo va sostituito» afferma.
Nel documento diffuso dopo l’incontro, il sindacato riconosce gli investimenti effettuati per il rinnovo delle strutture storiche, ma chiede al Comune di farsi promotore presso il Governo di una modifica normativa che escluda il personale educativo dai vincoli assunzionali. «Porteremo avanti questa battaglia con determinazione – conclude il segretario – perché non riguarda soltanto il personale educativo, ma la tutela di un servizio pubblico fondamentale per i nostri figli e per tutta la cittadinanza»
Alla presa di posizione del sindacato replica l’assessora all’Istruzione Giulia Negri (in foto), che respinge le accuse e difende le scelte dell’amministrazione. «Ci chiediamo innanzitutto quali siano le motivazioni che hanno mosso i sindacati a indire lo stato di agitazione» afferma l’assessora, precisando che «il numero degli operatori attualmente in essere è garantito» e che «gli asili nido storici del Comune di Novara rimarranno in capo al Comune di Novara senza alcun taglio del personale».
Negri rivendica inoltre le assunzioni effettuate negli ultimi anni: «Abbiamo assunto oltre 20 nuovi educatori nel rispetto dei vincoli assunzionali imposti dalla legislazione vigente». L’assessora sottolinea poi che grazie ai fondi Pnrr sono stati realizzati due nuovi asili nido e che dal prossimo anno educativo ci saranno 105 posti aggiuntivi, a cui si sommeranno altri 58 posti attraverso la riorganizzazione dei nidi Panda e Balconi.
Sul tema della gestione esternalizzata, Negri ribadisce che «la regia del coordinamento pedagogico di tutti i nidi resterà pubblica e in capo al Comune», annunciando anche l’assunzione di un nuovo coordinatore pedagogico nel 2026. «Gli educatori di cooperativa sono operatori ugualmente qualificati e con le stesse professionalità di quelli impiegati nel pubblico», aggiunge l’assessora, ricordando che il Pnrr ha finanziato soltanto la costruzione delle strutture e non il personale necessario a farle funzionare.
«La scelta dell’amministrazione – conclude – è stata quella di scorrere le liste di attesa e dare risposta alle esigenze della città e delle famiglie con bambini in età di nido».









