Dalle forbici per i nastri ai tagli del personale: la strana giornata novarese tra inaugurazioni e scioperi

Ci sono giornate, nell’agenda di chi ricopre incarichi istituzionali, che sembrano scritte da uno sceneggiatore con un discreto senso dell’umorismo e una spiccata propensione per i contrasti drammatici. Quella andata in scena questa mattina, mercoledì 20 maggio, a Novara è stata senza dubbio una di queste. Un vero e proprio tour de force istituzionale per il presidente della regione Alberto Cirio, il sindaco Alessandro Canelli e il presidente della provincia Marco Caccia, passati nel volgere di poche ore dall’euforia dei tagli del nastro alla doccia fredda della dura realtà industriale.

Atto primo: Socrate e il miracolo del cronoprogramma

La mattinata è iniziata sotto i migliori auspici, con la liturgia solenne e rassicurante dell’inaugurazione della nuova sede del liceo classico “Carlo Alberto”, tirata a lucido grazie a 9,5 milioni di euro di fondi Pnrr. Un tripudio di buone notizie: non solo i lavori sono finiti, ma sono persino terminati in anticipo, un evento che in Italia ha contorni quasi mitologici, tanto da far esultare il vicepresidente provinciale Andrea Crivelli per l’impresa compiuta.

Tra i corridoi, si è respirata un’aria frizzantissima. La dirigente scolastica ha evocato lo spirito socratico e la salvezza della democrazia, mentre il presidente Cirio ricordava giustamente l’assoluta priorità della sicurezza strutturale per i nostri ragazzi. Insomma, un quadro idilliaco di efficienza sabauda e nobili ideali umanistici in attesa di prendere un caffè al nuovo bar della stazione.

Atto secondo: il caffè sospeso

Scesi dal parnaso liceale, i protagonisti della mattinata si sono diretti verso un luogo decisamente più prosaico ma non meno problematico: la stazione ferroviaria. Qui, l’entusiasmo si è concentrato su un evento che i pendolari novaresi attendevano con la stessa trepidazione di un’eclissi solare: la riapertura del bar.

Dopo ben otto anni di promesse, rinvii e saracinesche abbassate, la famiglia Azzarà è riuscita nell’impresa titanica di servire nuovamente caffè e brioche ai viaggiatori. E siccome in Italia ogni cosa deve assumere contorni epici, il nuovo bancone non è stato salutato semplicemente come un luogo di ristoro, ma per il sindaco Canelli e per il governatore Cirio, il bar diventa un fondamentale presidio di legalità, il primo baluardo per arginare il degrado dell’area, in attesa della futura velostazione e del distaccamento della Polizia Locale. Un trionfo di coraggio imprenditoriale e tenacia contro le lungaggini burocratiche.

Atto terzo: il caffè amaro della Alexander McQueen

Tuttavia, proprio quando le forbici del taglio dei nastri sembravano aver esaurito il loro glorioso compito quotidiano, il tappeto rosso istituzionale si è interrotto bruscamente per occuparsi dei tagli del personale. Ad attendere Cirio, Canelli e Caccia, infatti, non c’erano più studenti o baristi sorridenti, ma i lavoratori del polo Alexander McQueen in presidio. Uno sciopero indetto per protestare contro i licenziamenti che hanno interessato il sito novarese legato al colosso del lusso.

In un istante, la retorica dei miracoli del Pnrr e della legalità a colpi di caffè espresso ha dovuto fare i conti con la cruda realtà di un territorio in cui la crisi industriale morde ancora, e dove i marchi dell’alta moda sembrano pronti a disinvestire lasciando per strada decine di famiglie. I sorrisi a favore di telecamera si sono dovuti spegnere per lasciare spazio ai tavoli di crisi e alle rassicurazioni a lavoratori e lavoratrici.

Una parabola perfetta della condizione del nostro territorio: capace di citare i classici e di inaugurare scuole in anticipo, abituato a pazientare un decennio per un tramezzino in stazione, ma perennemente costretto a lottare per la difesa del diritto più elementare di tutti. Quello al lavoro.

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.