Centinaia di persone in corteo, cori contro il gruppo Kering e un messaggio politico che va ben oltre i 38 esuberi annunciati a Novara. Lo sciopero dei lavoratori di Alexander McQueen, andato in scena questa mattina tra la sede di via Visconti e il centro cittadino, ha trasformato la vertenza aperta dal colosso francese del lusso in un caso che riguarda l’intero territorio. Perché, come ripetono sindacati e dipendenti, la paura è che quello che oggi accade a McQueen possa domani estendersi agli altri marchi del gruppo.
“Vergogna”, “Il lusso siamo noi”, “De Meo paga le tasse”, “Novara è con noi”: questi alcuni degli slogan scanditi durante il corteo che ha attraversato il cavalcavia Porta Milano, bloccando il traffico, per poi raggiungere piazza Matteotti. Una protesta partecipata e rumorosa, organizzata da Cgil , Cisl e Uil dopo l’annuncio dei 54 licenziamenti collettivi nei tre stabilimenti di Novara, Parabiago e Scandicci, di cui ben 38 concentrati proprio nel sito novarese.
Una mobilitazione che arriva dopo giorni di tensione e dopo il passaggio in commissione consiliare della scorsa settimana, quando lavoratori e sindacati erano stati ascoltati insieme all’assessora al commercio Maria Cristina Stangalini. Ma oggi il livello dello scontro si è alzato ulteriormente, perché tra i dipendenti cresce il sospetto che McQueen stia diventando una sorta di laboratorio per nuove strategie industriali del gruppo Kering.
Tra i rappresentanti sindacali serpeggia infatti il timore che la gestione di questa crisi possa trasformarsi in un precedente replicabile anche per altri brand. Un’ipotesi che alimenta ancora di più la preoccupazione sulla tenuta occupazionale del comparto moda e lusso sul territorio novarese.
Come da programma, al termine del corteo una delegazione è stata ricevuta dal sindaco Alessandro Canelli, dal presidente della Provincia Marco Caccia e dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, già presente in città per altri appuntamenti istituzionali, accompagnato dagli assessori regionali Daniela Cameroni e Matteo Marnati. Dal confronto sono arrivate rassicurazioni politiche e soprattutto una presa di posizione molto netta sul nodo centrale della vertenza: la legittimità stessa del licenziamento collettivo.
«La prima cosa da verificare – ha spiegato Cirio – è se esistano davvero le condizioni per aprire un licenziamento collettivo. È questo il punto fondamentale su cui ci concentreremo». Il presidente della Regione ha sottolineato come la procedura richieda valutazioni tecniche e oggettive legate all’andamento dei mercati e alla reale situazione aziendale, chiarendo che non basta una semplice riorganizzazione interna per giustificare i licenziamenti.
Cirio ha poi ribadito che la Regione, insieme agli enti locali, chiederà di partecipare all’audizione convocata a Roma per il 28 maggio, dove l’azienda dovrà motivare formalmente la richiesta di apertura della procedura. «Oggi stesso partirà una lettera – ha annunciato – per chiedere di essere presenti accanto ai lavoratori, come Regione, Comune e Provincia».
Il governatore ha inoltre evidenziato come, allo stato attuale, per la Regione Piemonte l’azienda non abbia ancora dimostrato l’esistenza dei presupposti necessari per procedere ai licenziamenti collettivi. Nel caso in cui tali condizioni venissero invece riconosciute, ha aggiunto, l’obiettivo sarà impedire che i lavoratori vengano lasciati soli, anche attraverso strumenti di ammortizzazione sociale e percorsi di riqualificazione professionale.
Sostegno alla vertenza è arrivato anche dal prefetto Francesco Garsia, che ha incontrato i rappresentanti sindacali dopo il passaggio in Comune. «Il prefetto è d’accordo con i passi che abbiamo compiuto finora – hanno spiegato i sindacati al termine dell’incontro – e ci ha assicurato che contatterà l’azienda seguendo tutto l’iter della verifica sul licenziamento collettivo».
Per le organizzazioni dei lavoratori, la giornata di oggi rappresenta soprattutto un salto di livello politico della vertenza. «Tutti si stanno schierando dalla nostra parte – spiegano – perché qui non è in gioco soltanto il futuro di questi 54 lavoratori, ma la tenuta occupazionale dell’intero territorio».
A margine degli incontri hanno rilasciato dichiarazioni anche il segretario regionale del Pd e consigliere regionale, Domenico Rossi, e il segretario provinciale del Pd e consigliere comunale, Rossano Pirovano: «Quella della McQueen non deve diventare la prima tessera del domino di una crisi più generalizzata sul nostro territorio e non solo. Non possiamo accettare che una crisi ancora tutta da dimostrare o il cambiamento di modello di organizzazione sia scaricato tutto sui lavoratori togliendo anche le elementari tutele. Così come è inaccettabile l’ostinazione dell’azienda a non voler attivare gli ammortizzatori sociali». «Sulla crisi aziendale ho presentato un’interrogazione in Consiglio Regionale con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione sulla situazione. Ora è importante che la Regione segua passo passo la crisi e attivi tutti gli strumenti di politiche attive del lavoro» ha aggiunto Rossi.
Con lui anche la consigliera regionale Alice Ravinale oltre a Alessandro Maffei, segretario provinciale Sinistra Italiana Novara e Amedeo Del Galdo segretario cittadino SI a Novara: «Il gruppo francese del lusso Kering, proprietario dello stabilimento McQueen di Novara, nel 2024 ha avuto un fatturato di oltre 17 miliardi di Euro e possiede tra gli altri i brand Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga. È un colosso del lusso, non una realtà in crisi: è anche per questo che è inaccettabile questa procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 38 dipendenti novaresi e di cui non è ancora chiara nemmeno la motivazione. La responsabilità sociale delle imprese non è un’optional ma un dovere e dalle istituzioni continueremo a pretendere che venga messo in pratica. In questo caso, con una verifica puntuale della sussistenza dei motivi per questa procedura di licenziamento e della possibilità di ricollocazione di personale altamente qualificato all’interno delle società del gruppo, con l’attivazione immediata della cassa integrazione».






























