Forme del ricordo

Ognuno custodisce un pezzo di quel giorno nel proprio vissuto, e da 25 anni esprimere la memoria indelebile dell’11 settembre significa trasformare il dolore collettivo in un impegno costante per la pace, la dignità umana e i valori democratici: non solo dunque onorare le vittime in luoghi simbolo e spazi di raccoglimento, ma anche raccontare gli eventi alle nuove generazioni, affinché comprendano la fragilità della pace e l’importanza della cooperazione globale contro il terrore, senza cedere alla paura e all’odio.

Due settimane dopo l’attacco nel 2001, il “New Yorker” uscì con la black issue, una copertina nera con in ombra il profilo delle due torri del World Trade Center; nell’ultima pagina della rivista c’era una poesia del poeta polacco Adam Zagajewski: scritta un anno e mezzo prima della tragedia delle Twin Towers, divenne però attualissima perché coglieva il momento di dolore e smarrimento che gli Stati Uniti e l’intero pianeta stavano vivendo. Non solo, rovesciava questo smarrimento nell’invito a osservare ciò che nel “mondo mutilato” ancora meritava di essere difeso, ammirato e lodato.

L’intreccio tra gioie individuali e dolori collettivi, tra meraviglie e amarezze della vita compone il nostro mondo malato, guasto ed ingiusto: lo sforzo è quello di non perdere di vista “la luce delicata che si disperde e svanisce / e ritorna”.

Prova a cantare il mondo mutilato.
Ricorda le lunghe giornate di giugno
e le fragole, le gocce di vino, la rugiada.
Le ortiche che metodiche ricoprivano
le case abbandonate da chi ne fu cacciato.
Devi cantare il mondo mutilato.
Hai guardato navi e barche eleganti;
attesi da un lungo viaggio,
o soltanto da un nulla salmastro.
Hai visto i profughi andare verso il nulla,
hai sentito i carnefici cantare allegramente.
Dovresti celebrare il mondo mutilato.
Ricorda quegli attimi, quando eravate insieme
in una stanza bianca e la tenda si mosse.
Torna col pensiero al concerto, quando la musica esplose.
D’autunno raccoglievi ghiande nel parco
e le foglie volteggiavano sulle cicatrici della terra.
Canta il mondo mutilato
e la piccola penna grigia persa dal tordo,
e la luce delicata che si disperde e svanisce
e ritorna.

da “Dalla vita degli oggetti”, Poesie 1983-2005, Adelphi, 2012. Traduzione di Krystyna Jaworska

© 2026 La Voce di Novara
Riproduzione Riservata