Ex Fornace Bottacchi, le minoranze incalzano il Comune: «Dieci anni di abbandono, ora servono risposte»

Dalle proteste dei residenti ai banchi del consiglio comunale. Come annunciato durante il sopralluogo del 17 ottobre all’ex Fornace Bottacchi, i gruppi di minoranza hanno presentato un’interrogazione congiunta per chiedere conto all’amministrazione Canelli dello stato di abbandono in cui versa da anni l’area industriale dismessa nel quartiere Sacro Cuore.

A firmare il documento sono i tre capigruppo Nicola Fonzo, Mario Iacopino e Pier Giacomo Baroni, che chiedono al sindaco e alla giunta di chiarire quali interventi siano stati effettuati negli ultimi dieci anni, quanto siano costati e soprattutto quale futuro si immagini per un luogo che, oltre a rappresentare un pezzo importante della storia di Novara, è ormai diventato un problema per chi abita nelle vicinanze.

La situazione è quella denunciata dai cittadini durante il sopralluogo: un intrico di rovi e vegetazione infestante, ruderi e muri pericolanti, a pochi passi dal PalaVerdi, dagli edifici residenziali e dagli spazi pubblici frequentati quotidianamente dagli abitanti del quartiere.

«Dopo dieci anni di amministrazione Canelli, il degrado è ancora chiaramente visibile a tutti», scrivono i consiglieri, ricordando che la questione non è certo nuova. Già nel 1997 erano state raccolte 1.800 firme per chiedere il recupero dell’ex fornace, mentre nel 2022, rispondendo a una precedente interrogazione, il Comune aveva assicurato interventi di messa in sicurezza e controlli periodici. Promesse sulle quali ora le opposizioni chiedono un rendiconto preciso.

Tre domande alla giunta: lavori, vendita e futuro dell’area

L’interrogazione punta innanzitutto a ricostruire quanto sia stato fatto concretamente per la manutenzione e la sicurezza del sito, con particolare attenzione agli interventi successivi al 2022. I consiglieri chiedono di conoscere anche le somme eventualmente spese e le opere ancora in programma.

Il secondo punto riguarda la procedura di alienazione dell’immobile: le minoranze vogliono sapere a che punto sia arrivato il percorso di vendita e se siano stati compiuti passi concreti per trovare un acquirente.

Infine, la questione più propriamente politica: esiste un progetto di riqualificazione? Sono state valutate possibilità di finanziamento? E soprattutto, l’amministrazione intende coinvolgere i residenti nelle decisioni sul futuro dell’area?

Dalla messa in sicurezza a un progetto di rigenerazione

Accanto alle richieste di chiarimento, le opposizioni avanzano due proposte. La prima riguarda un piano immediato di pulizia, manutenzione e messa in sicurezza, con interventi programmati e scadenze definite. La seconda guarda invece a una trasformazione più ampia dell’ex complesso industriale, attraverso la realizzazione di aree verdi, spazi culturali e luoghi di aggregazione, valorizzando anche i collegamenti con il PalaVerdi e il Parco delle Betulle.

I consiglieri citano come esempi di recupero di vecchi siti produttivi le ex fornaci Carotta di Padova e Piva di Riccione, indicando tra le possibili fonti di finanziamento i fondi europei FESR, i bandi regionali, le fondazioni bancarie e forme di partenariato.

Un’ipotesi che, naturalmente, dovrà fare i conti con la proprietà dell’area, le risorse disponibili e le effettive possibilità di intervento, ma che punta a spostare la discussione dalla semplice gestione del degrado alla destinazione futura di uno spazio importante per il quartiere.

«I residenti non vogliono l’ennesimo supermercato»

Nel documento trova spazio anche una richiesta emersa chiaramente durante il sopralluogo: evitare che l’area venga destinata all’ennesima struttura commerciale. Una posizione che i firmatari dell’interrogazione fanno propria, sottolineando come il Sacro Cuore abbia bisogno soprattutto di servizi, verde e luoghi di incontro.

Resta poi il valore storico dell’ex fornace, attiva dalla fine del Settecento e legata alla costruzione della Cupola di San Gaudenzio, per la quale fornì i mattoni utilizzati da Alessandro Antonelli. Un passato importante del quale oggi rimangono strutture fatiscenti, nascoste dalla vegetazione.

«Non chiediamo opere faraoniche, ma un piano sostenibile, condiviso con chi vive quotidianamente il territorio», concludono i tre capigruppo.

Ora la questione torna formalmente all’amministrazione comunale, chiamata a rispondere non soltanto sul futuro dell’ex Fornace Bottacchi, ma anche su quanto sia stato realmente fatto negli anni per impedirne il progressivo deterioramento.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore