Uno sciopero con oltre il 90% di adesioni, una trattativa che non riesce a trovare uno sbocco e una presa di posizione netta nei confronti delle altre sigle sindacali intervenute nella mobilitazione. È una vertenza che si gioca su due fronti quella del polo logistico Esselunga di Biandrate: da una parte le rivendicazioni economiche dei lavoratori, dall’altra le tensioni sulla rappresentanza sindacale. A intervenire sono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, che rivendicano il risultato dello sciopero del 16 ottobre e si dissociano dai presidi organizzati nei giorni successivi.
La protesta nasce dal mancato raggiungimento di un’intesa sulle condizioni economiche e contrattuali degli addetti al magazzino, in particolare quelli impiegati nel reparto pescheria, dove lavorano circa 600 persone. Tra le questioni ancora irrisolte figurano il trattamento economico riconosciuto a chi opera negli ambienti refrigerati e il mantenimento dei buoni pasto. Su entrambi i punti le richieste dei rappresentanti dei lavoratori si sono scontrate con le disponibilità espresse dall’azienda. Per quanto riguarda i ticket restaurant, in particolare, il confronto riguarda anche la possibilità di garantirne nuovamente l’erogazione prima dell’ultimo trimestre del 2027.
Il tentativo di trovare un accordo si è arenato il 15 ottobre, al termine di una riunione protrattasi fino a tarda sera. Le proposte di Esselunga non sono state ritenute sufficienti dalle organizzazioni sindacali, che hanno quindi confermato lo sciopero di otto ore per il giorno successivo.
Secondo i dati diffusi dalle tre sigle, l’astensione dal lavoro ha coinvolto più di nove dipendenti su dieci. Un risultato sul quale i sindacati confederali intendono fare chiarezza, anche alla luce delle iniziative che hanno accompagnato la protesta.
«Si tratta di un risultato frutto esclusivo del lavoro e della trattativa condotta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, le uniche organizzazioni sindacali sedute al tavolo con l’azienda. Nessun altro soggetto può attribuirsi questo merito» dichiarano Cristina Ronco della Filcams Cgil, Mattia Rago e Luca Trinchitella della Fisascat Cisl e Lucia Di Iorio della Uiltucs.
Il riferimento è alle mobilitazioni promosse da UL Cobas, che il 18 ottobre ha riunito un centinaio di lavoratori al Pala Igor di Novara per discutere della situazione nel centro logistico. All’incontro hanno partecipato addetti di diversi reparti, tra cui pescheria e drogheria, e sono state avanzate richieste di incrementi retributivi fino a 500 euro, insieme all’ipotesi di allargare la protesta ad altri stabilimenti della rete Esselunga.
Un’iniziativa dalla quale le tre organizzazioni confederali prendono esplicitamente le distanze, precisando di non aver promosso manifestazioni o presidi.
«L’incontro con l’azienda del 15 ottobre si è concluso a tarda sera e, essendo lo sciopero già stato indetto, non vi erano i tempi tecnici previsti dalla legge per organizzare presidi – spiegano –. Per questo abbiamo invitato i lavoratori unicamente ad aderire allo sciopero, astenendosi dal lavoro».
La vertenza attuale si inserisce in un percorso di riorganizzazione dei rapporti di lavoro avviato nel 2024. Fino ad allora una parte degli addetti del polo di Biandrate operava alle dipendenze di cooperative esterne, con l’applicazione del contratto nazionale della logistica. Dal 1° giugno di quell’anno, in seguito a un accordo raggiunto con Cgil, Cisl e Uil, Esselunga ha assunto direttamente il personale interessato, applicando il contratto della distribuzione moderna organizzata e il proprio integrativo aziendale.
Un cambiamento importante nell’inquadramento dei dipendenti, che non ha però eliminato tutte le questioni aperte. Anche nel 2025 le relazioni sindacali avevano attraversato una fase difficile, segnata da divergenze sulle condizioni di lavoro e sulle misure economiche da riconoscere agli addetti. Nell’ottobre dello scorso anno era stata raggiunta un’intesa che aveva permesso di ricomporre il confronto, intervenendo su diversi aspetti dell’organizzazione del lavoro e della retribuzione accessoria: dalla distribuzione dei turni su cinque giorni alla prosecuzione dei buoni pasto, fino alla ridefinizione di alcune voci economiche attraverso un sistema premiante legato ai risultati.
A distanza di dodici mesi, tuttavia, le parti sono tornate a confrontarsi su alcuni degli stessi temi. La discussione locale si affianca inoltre a quella nazionale sul contratto integrativo Esselunga, che riguarda anche la valorizzazione delle prestazioni lavorative, le maggiorazioni per particolari turnazioni e gli strumenti di welfare aziendale.
Filcams, Fisascat e Uiltucs sottolineano di aver mantenuto in questi due anni un confronto specifico sulle esigenze del personale di Biandrate, rivendicando i risultati ottenuti e la volontà di proseguire la trattativa.
«All’ultimo incontro l’azienda non ha dato risposte adeguate alle richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali: per questo si è arrivati alla rottura del tavolo e alla dichiarazione di sciopero del 16 ottobre per l’intero turno di lavoro» spiegano i rappresentanti dei lavoratori.
Nonostante lo scontro, le tre sigle ritengono che esistano ancora le condizioni per raggiungere un’intesa, purché Esselunga modifichi le posizioni mantenute finora.
Un primo segnale di riapertura è arrivato il 20 ottobre, quando l’azienda ha convocato le organizzazioni sindacali per un nuovo confronto. Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno confermato la propria disponibilità a partecipare, ribadendo che le richieste economiche e contrattuali restano sul tavolo. La possibilità di evitare ulteriori mobilitazioni dipenderà ora dalle risposte che Esselunga sarà disposta a fornire.








