Liste d’attesa, il trionfalismo regionale e l’agonia novarese: un anno per una colonscopia

La statistica è da sempre l’alleata più formidabile della politica: basta illuminare la percentuale giusta per trasformare un disastro in un timido successo. Leggendo le dichiarazioni dell’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi sui nuovi dati del bollettino Agenas (aggiornato al 30 settembre 2026), il Piemonte sembrerebbe aver imboccato la corsia di sorpasso. «La percentuale di prenotazioni per le prime visite garantite nei tempi di legge è passata dal 69,2% al 72,2%» si legge nel comunicato di ieri sera dell’assessore. Un incremento di tre punti percentuali che basta per esultare al superamento della media di crescita nazionale.

Grattata la vernice del comunicato stampa, tuttavia, il grafico nazionale dell’Agenzia restituisce un panorama assai meno lusinghiero. Con il suo 72,2%, il Piemonte galleggia tristemente nella fascia di performance medio-bassa (tra il 70% e il 79%), staccato da realtà virtuose come il Veneto, che viaggia stabilmente oltre il 90%. A svelare l’inghippo è lo stesso report nazionale, quando accende un faro sull’anomalia delle classi di priorità. L’Agenas evidenzia nero su bianco come l’eterogeneità nell’assegnazione delle urgenze incida pesantemente sui risultati. In Piemonte, le visite classificate nella categoria P (le visite programmabili entro 120 giorni) rappresentano un misero 8,8% del totale, contro una media italiana del 34,9%. Spostare le pedine per non farle rientrare nei conteggi più critici è un artificio che maschera il vero dramma vissuto negli ambulatori territoriali.

Per capire quanto la narrazione istituzionale sia scollata dalla realtà del malato, basta scartabellare i file di monitoraggio dell’ospedale Maggiore della Carità (dati di agosto 2026) e delle strutture dell’Asl Novara (monitoraggio ex ante di ottobre 2026). Ne emerge una vera e propria via crucis sanitaria, ben lontana dal cauto ottimismo dell’assessore di Riboldi.

Struttura sanitariaPrestazioneClasse di prioritàGiorni di attesa
AOU Maggiore della CaritàColonscopiaClasse D395
Poliambulatorio AronaPrima Visita FisiatricaClasse P377
Poliambulatorio BorgomaneroPrima Visita DermatologicaClasse P372
Poliambulatorio AronaPrima Visita OculisticaClasse P371
AOU Maggiore della CaritàPrima Visita DermatologicaClasse D365
Poliambulatorio GhemmePrima Visita OculisticaClasse D335
AOU Maggiore della CaritàEsofagogastroduodenoscopiaClasse D315
AOU Maggiore della CaritàRisonanza Magnetica AddomeClasse D311
Poliambulatorio AronaEcografia Capo e ColloClasse P258
AOU Maggiore della CaritàElettromiografia SempliceClasse D249

I numeri della tabella non necessitano di grandi interpretazioni. Un cittadino novarese che necessiti di una colonscopia al Maggiore deve mettere in conto un’attesa di 395 giorni. Un intero anno solare bruciato in attesa di un esame che, spesso, ha carattere salvavita e preventivo. Chi cerca di prenotare una banale visita dermatologica a Borgomanero deve attendere 372 giorni, tempistica che scende solo di una manciata di ore (365 giorni) se ci si rivolge al capoluogo. Per mostrare i propri esami a un fisiatra ad Arona occorrono 377 giorni, mentre un’ecografia al capo e al collo richiede otto mesi e mezzo di pazienza. Anche sul fronte delle risonanze magnetiche l’affanno è strutturale: 311 giorni per un esame all’addome.

In questo contesto, il rimbalzo delle responsabilità tra “primo accesso” e “pazienti cronici”, o il vanto di essere cresciuti più della media nazionale in termini percentuali, assomiglia a un farmaco omeopatico che non cura la malattia. La realtà è che il sistema sanitario locale continua a respingere la domanda verso la sanità privata o verso l’inevitabile rinuncia alle cure, trasformando il diritto alla salute sancito dalla Costituzione in una corsa a ostacoli in cui, a vincere, è solo il fatturato delle cliniche a pagamento.

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.