Un silenzio carico di rispetto, commozione profonda e l’impegno collettivo a non dimenticare. Questa mattina, 22 aprile 2026, piazza della Repubblica si è trasformata in un luogo di riflessione per ospitare un frammento drammatico, ma fondamentale, della storia italiana: la teca contenente i resti della QS15, la “Quarto Savona Quindici”, l’auto di scorta del giudice Giovanni Falcone saltata in aria nella strage di Capaci.
L’esposizione è stata resa possibile nella cornice dell’iniziativa “Dal sangue versato al sangue donato”, promossa dall’associazione Donatorinati della Polizia di Stato in collaborazione con l’associazione Quarto Savona Quindici. Un evento dal fortissimo valore simbolico che ha unito il dovere della memoria all’atto concreto e vitale della donazione di sangue, resa possibile dalla presenza dell’autoemoteca dell’AVIS comunale e dagli screening gratuiti della Croce Rossa Italiana.
Il sindaco Canelli: «Legalità e solidarietà vanno di pari passo»
A intervenire durante la cerimonia di svelamento della teca è stato il sindaco di Novara, Alessandro Canelli, che ha ricordato come Giovanni Falcone sia stato «la punta di diamante della lotta alla mafia, in un periodo che ha lasciato segni fortissimi nel nostro Paese». La presenza dell’auto, ha sottolineato il primo cittadino, onora la memoria di chi ha lottato ma è al contempo un potente segno di speranza: «Sottolinea il valore della legalità, che non può mai essere disgiunta dalla solidarietà. Da quel sangue versato si passa al sangue donato: mettere insieme il senso del dovere con la donazione per chi ha bisogno è fondamentale, le due cose vanno di pari passo».
Le istituzioni: «Il nostro 11 settembre»
L’impatto emotivo davanti alla carcassa contorta dell’auto ha toccato tutte le autorità presenti. Il comandante dei Vigili del Fuoco Roberto Marchioni ha definito la vista del relitto un momento estremamente «toccante ed emozionante per chi ha vissuto quei giorni e sa cosa si è provato», trovandosi di fronte a un vero e proprio «pezzo di storia della Repubblica».
Parole a cui hanno fatto eco quelle del questore di Novara Fabrizio La Vigna, che ha ricordato l’impegno instancabile di Tina Montinaro (moglie di Antonio, caposcorta di Falcone): «Da quel sangue versato è nata una nazione. Questo evento è il nostro 11 settembre e la partecipazione dei ragazzi oggi è importantissima perché significa comprendere e capire la storia».
La mafia nella società e l’importanza delle radici
A ribadire il significato attuale della lotta alla criminalità organizzata è stato il prefetto Francesco Garsia: «Davanti a questa automobile ho provato e sto provando i brividi per i suoi tanti significati. C’è un altissimo valore simbolico: la promozione della legalità è cruciale perché la mafia, purtroppo, non è un’entità lontana da noi, ma è nella società. Tutti noi ci misuriamo con questo fenomeno e nessuno può chiamarsi fuori dall’impegno».
La giornata di sensibilizzazione – che gode del patrocinio di comune di Novara, università del Piemonte Orientale, Polizia di Stato, Vigili del Fuoco e del contributo della fondazione Banca Popolare di Novara – si è poi spostata all’arengo del Broletto per un importante incontro con gli studenti. Un passaggio di testimone alle nuove generazioni riassunto in modo lapidario nel monito finale del vescovo Franco Giulio Brambilla: «Dobbiamo custodire la memoria per poter custodire il futuro. Un albero senza radici viene abbattuto dalla prima tempesta».







