La parte burocratica ha lasciato finalmente il posto a ruspe, operai e cemento. Il cantiere del nuovo campus universitario nell’area dell’ex Centro sociale di viale Giulio Cesare avanza a pieno ritmo e le istituzioni cittadine, accademiche e regionali si sono ritrovate sul posto per un sopralluogo congiunto, mirato a fare il punto su un’opera da circa 15 milioni di euro destinata a cambiare radicalmente non solo il quartiere, ma l’intero assetto urbanistico e abitativo della città.
Regione ed Edisu: un investimento fruttuoso
A sottolineare l’importanza del passaggio dalla carta al cantiere è stata l’assessora regionale Daniela Cameroni: «È una giornata importante perché, dopo aver seguito tutta la parte burocratica nei precedenti incontri, riesco finalmente a toccare con mano l’opera che sta proseguendo. Il cantiere è allestito e si sta operando a pieno ritmo». L’assessore ha ribadito il valore strategico dell’impegno economico profuso, sottolineando come il poter vedere il luogo che ospiterà gli studenti, in cui ci si potrà muovere liberamente tra le camere e le zone comuni, renda evidente quanto sia stato fruttifero l’investimento che Edisu ha deciso di effettuare a Novara.
L’UPO e la sfida della ricettività a livello europeo
Per l’Università del Piemonte Orientale, la realizzazione del campus colma una lacuna strutturale storica. Il Rettore Menico Rizzi non ha nascosto la propria soddisfazione, evidenziando il successo della sinergia tra enti e definendolo un vero gioco di squadra con le amministrazioni. Rizzi ha ricordato che «una delle debolezze storiche del sistema universitario italiano è proprio la ricettività», aggiungendo che «ogni volta che si realizzano opere in grado di offrire una qualità di vita di livello europeo si raggiunge un traguardo di grande soddisfazione». Secondo il Rettore «il lavoro congiunto con il sindaco, la Regione e l’Edisu non si limita a fornire posti letto, ma aumenta in modo decisivo l’attrattività di Novara e del Piemonte, proiettando le eccellenze del nostro Paese su un palcoscenico più ampio».
Canelli: dalla sicurezza al progetto pubblico
A ripercorrere la genesi complessa e travagliata dell’area è stato il sindaco Alessandro Canelli. Il primo cittadino ha ricordato come «il vecchio centro sociale era diventato un ricettacolo di persone poco raccomandabili, creando un evidente problema di sicurezza. L’amministrazione si era inizialmente mossa nella direzione di un Partenariato Pubblico Privato, ponendo però la condizione imprescindibile di mantenere la piscina, da sempre un punto di aggregazione fortissimo per il quartiere».
La svolta è arrivata in un secondo momento con l’intervento statale e regionale. «Il progetto di partenariato privato, al quale il Comune aveva già dato il via libera nei primi cinque anni di mandato, è stato stoppato di fronte a una proposta di maggiore interesse pubblico. Grazie a un finanziamento ministeriale unito alle risorse di Edisu e Università, si è potuta riqualificare l’intera area senza la necessità di doverci inserire dentro attività commerciali» ha ricordato Canelli. Le tempistiche dettate dal primo cittadino sono incoraggianti: le previsioni confermano che in due anni il campus verrà aperto e collaudato, restituendo al quartiere e alla città uno spazio ricco e di assoluto rilievo.
Il piano strategico: 500 posti letto per “sfiammare” gli affitti
Il campus dell’ex Centro Sociale non rappresenta un’opera isolata, ma il perno di un mosaico molto più ampio. Canelli ha infatti inquadrato l’intervento all’interno di «un piano articolato che coinvolge altre aree dismesse della città, destinate a essere recuperate, anche tramite l’intervento di privati, per far fronte all’emergenza abitativa studentesca».
L’obiettivo strategico è creare circa 500 nuovi posti letto per la residenzialità universitaria, sfruttando poli nevralgici come l’ex sede Inpdap di via Monteverdi, l’area ex De Agostini e il comparto ex Olcese, specificando che quest’ultimo «avrà una vocazione mista e non esclusivamente rivolta agli studenti».
«Tutto questo – ha concluso il sindaco – aiuta concretamente a trasformare Novara in una vera città universitaria e avrà un impatto diretto sulle politiche abitative cittadine, andando a sfiammare un mercato immobiliare degli affitti oggi fortemente sotto pressione».








