Siccità, l’agricoltura è allo stremo: Coldiretti chiede lo stato d’emergenza

I campi soffrono la sete e il comparto agricolo si trova ad affrontare, ancora una volta, una sfida per la sopravvivenza. Il perdurare di temperature ampiamente superiori alla media stagionale e la sempre più crescente e asfissiante siccità stanno determinando una situazione generalizzata di marcata difficoltà per tutte le imprese del settore primario.

La netta e allarmata presa di posizione arriva dai vertici di Coldiretti, che hanno tracciato un bilancio critico a margine dell’ultimo tavolo per l’emergenza idrica della regione Piemonte: «Di fronte a questo scenario, e in considerazione delle condizioni meteorologiche che si prospettano a livello previsionale per le prossime settimane, è ormai necessario e non più rimandabile richiedere l’attivazione dello stato d’emergenza» si legge nella nota stampa dell’associazione di categoria.

I dati della crisi: precipitazioni dimezzate e fiumi in secca

A supportare le preoccupazioni dell’associazione di categoria ci sono i numeri registrati da Arpa Piemonte. L’ultimo trimestre primaverile ha infatti segnato un importante e gravissimo deficit pluviometrico su tutto il territorio piemontese. L’estate ha preso il via ereditando un pesante ammanco idrico: i volumi di neve immagazzinati in quota, fondamentali per il lento rilascio d’acqua durante i mesi più caldi, risultano essere il 30% in meno rispetto alla norma. A questo si aggiunge un’anomalia termica preoccupante, con temperature primaverili risultate mediamente più alte di 1,5 gradi rispetto alla media storica.

Il risultato di questa combinazione è il crollo verticale delle precipitazioni, che nell’ultimo trimestre hanno registrato un drastico calo del 50% rispetto alla media del periodo. Le portate dei fiumi si stanno riducendo in modo costante e inesorabile, così come si abbassa pericolosamente il livello delle falde acquifere sotterranee. Tutta la regione è oggi caratterizzata da un profondo deficit, aggravato da una problematica infrastrutturale storica: l’acqua piovana, quando cade, non viene adeguatamente trattenuta sul territorio.

La drammatica scelta tra le colture e le soluzioni richieste

Le conseguenze di questo stravolgimento climatico ricadono direttamente sulle spalle di chi lavora nel comparto agricolo come hanno spiegato il presidente di Coldiretti Novara-Vco, Fabio Tofi, e il direttore Domenico Pautasso: «La situazione di stress idrico è tale da costringere gli imprenditori agricoli a decisioni estreme, dovendo scegliere quali colture portare avanti e salvare, a totale discapito di altre che vengono inevitabilmente sacrificate per mancanza d’acqua».

«Questo sacrificio obbligato comporta una pesante ripercussione non solo sulla capacità produttiva dell’intero territorio, ma anche sulla redditualità delle singole aziende agricole, già parzialmente e duramente compromessa dai continui incrementi dei costi di produzione» hanno proseguito rilanciando sulla necessità di ricercare «interventi strutturali non più rinviabili».

L’associazione ha ribadito «la necessità di ammodernare una rete idrica che continua a disperdere una quantità inaccettabile di acqua» e, contestualmente, ha sottolineato «l’urgenza di realizzare una rete diffusa di invasi sul territorio». Strutture dotate di moderni sistemi di pompaggio che consentano di aumentare la capacità di accumulo e di garantire, finalmente, la tanto auspicata autosufficienza idrica del settore agricolo, accelerando la cantierabilità delle opere che risultano già progettate. Per questo motivo, Coldiretti chiede alle istituzioni di «attivare subito tutti gli strumenti a disposizione affinché il tessuto imprenditoriale non venga eccessivamente penalizzato, avviando in tempi rapidissimi le procedure per la richiesta formale dello stato d’emergenza».

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