Il nuovo Piano regolatore prende forma: per Novara la sfida ambientale e lo scontro sul consumo di suolo

La città di domani inizia a essere disegnata oggi. Con la convocazione della commissione consiliare di questa mattina, 3 settembre, l’amministrazione novarese ha ufficialmente aperto il cantiere politico e tecnico più importante per il futuro del capoluogo: la stesura del nuovo Piano regolatore generale. Come ha sottolineato l’assessora all’Urbanistica Marzia Vicenzi «non si tratterà di approvare il programma di una singola amministrazione, ma di costruire una visione strategica per l’intera città».

Il dirigente dell’ufficio tecnico Mario Mariani ha illustrato l’architettura logica di questo imponente lavoro, che si articolerà su sette livelli progressivi di analisi e progettazione. Il primo di questi, considerato il fondamento imprescindibile di tutto lo sviluppo urbanistico futuro, è il livello ambientale.

Il verde come infrastruttura e i cinque parchi cittadini

«Sulla base delle indagini presentate nei mesi scorsi, la nuova visione urbanistica punta a un drastico cambio di paradigma, superando il vecchio concetto di verde inteso come mero standard per abbracciare una funzione multipolare» ha spiegato Mariani. Il verde viene promosso a vera e propria «infrastruttura pubblica, indispensabile per erogare servizi ecosistemici, mitigare le temperature estreme e migliorare la qualità dell’aria» ha aggiunto presentando come il Comune si doterà di nuovi strumenti operativi, tra cui un Piano del Verde Urbano, aprendo parallelamente a forme di partnership pubblico-private.

Il cuore della strategia operativa mira a incrementare la quota di verde cittadino attraverso l’istituzione e il potenziamento di cinque grandi poli. Il primo asse d’intervento riguarda il centro, con il progetto di ampliare il Parco Allea e il Parco dei Bambini inglobando le superfici di futura dismissione dell’ospedale Maggiore. Spostandosi verso ovest, prenderà corpo il parco dell’Agogna, concepito per collegare le aree di compensazione del bosco di Agognate con la cittadella dello sport di viale Kennedy.

Il quartiere est vedrà invece l’ampliamento del parco del Terdoppio lungo l’alveo del torrente. A sud, il rilancio passerà per il parco della Battaglia, da trasformare in un’area comprensoriale. Il quadro si completa infine con il parco delle Acque, un corridoio ecologico per unire il diramatore del canale Cavour con il parco di Veveri. Un impianto macroscopico che, secondo il consigliere d’opposizione Mario Iacopino «andrà però declinato con grande attenzione alle specificità e ai bisogni di ogni singolo quartiere».

Il documento programmatico punta inoltre a ridisegnare la quotidianità del tessuto urbano introducendo il tema della desigillazione del suolo. I vecchi parcheggi interamente asfaltati diventeranno aree di riqualificazione, mentre diverse strade saranno trasformate in “coolway”, viali ampiamente ombreggiati da nuove piantumazioni. Si apre poi alla forestazione urbana, incentivando tetti verdi e giardini della pioggia, oltre a una regolamentazione degli orti urbani spontanei.

La controffensiva del Pd: «Serve un Piano clima e zero consumo di suolo»

A raffreddare gli entusiasmi della maggioranza e a infiammare il dibattito è intervenuto Mattia Colli Vignarelli. L’esponente del Partito Democratico ha tracciato una cornice d’emergenza, ricordando che «il nuovo piano regolatore deve basarsi su quanto vissuto in un’estate che, pur essendo la più calda della storia, sarà probabilmente la più fresca del nostro futuro». Per il consigliere dem, «la crisi climatica deve essere la vera lente attraverso cui leggere l’urbanistica: oltre al Piano del Verde, Novara necessita urgentemente di un Piano Clima e Aria che guidi la riduzione delle emissioni di gas serra».

Colli Vignarelli ha evidenziato come la disponibilità media nei capoluoghi italiani sia di 33,3 metri quadrati per abitante, mentre Novara si ferma ad appena 12,4 metri quadrati. Per colmare questo deficit cronico di un verde frammentato e spesso inaccessibile, Colli Vignarelli ha proposto di «adottare come obiettivo programmatico la regola del “3-30-300” teorizzata dall’esperto Cecil Konijnendijk: tre alberi visibili da ogni finestra, il trenta per cento di copertura arborea in ogni quartiere e un parco pubblico a meno di trecento metri da casa».

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.