Rischio chiusura dei punti pediatrici a Novara e Borgomanero. Oltre 3.400 firme per salvarli

Dal 1° ottobre Novara e Borgomanero rischiano di perdere il Punto di assistenza pediatrica territoriale (Papt). La chiusura del servizio, già evitata lo scorso anno grazie alla mobilitazione delle famiglie, questa volta sembra destinata a diventare realtà. I genitori hanno quindi lanciato un nuovo appello alle istituzioni, mentre il direttore generale dell’Asl Angelo Penna annuncia un incontro con i pediatri prima della scadenza.

Attivo dal 2014, il Papt rappresenta una sorta di guardia medica dedicata ai bambini. Il servizio viene garantito il sabato mattina dai pediatri di libera scelta, attraverso turni aggiuntivi e remunerati rispetto alla loro attività ordinaria. Le sedi sono due: quella di Novara si trova in viale Roma 7, mentre a Borgomanero le visite si svolgono negli ambulatori pediatrici dell’ospedale, in viale Zoppis 10.

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Il Punto offre alle famiglie un’alternativa al pronto soccorso e alla continuità assistenziale, pensata prevalentemente per i pazienti adulti. Nell’aprile del 2025 i pediatri avevano deciso di sospenderne l’attività a causa delle difficoltà nella gestione di un’affluenza talvolta elevata e della scarsa disponibilità di medici per la copertura dei turni.

La decisione era stata però contrastata da numerosi genitori. Una raccolta di quasi 1.600 firme aveva portato la questione fino al Consiglio comunale di Novara, confermando quanto il servizio fosse considerato necessario dalle famiglie. Il Comune e l’Asl erano quindi intervenuti per favorire una nuova organizzazione dei turni e consentire la ripartenza del Papt, avvenuta il 10 maggio 2025.

A poco più di un anno di distanza, il problema si ripresenta. Il 30 agosto i pediatri hanno annunciato che dal 1° ottobre il Punto di assistenza pediatrica territoriale non sarà più operativo. Le famiglie sono tornate subito a mobilitarsi e la nuova petizione online, avviata tra agosto e settembre, ha già raccolto 3.456 firme.

A farsi portavoce dell’appello sono Elisa Ardizio, Claudio Ardizio e Alessandra Cominetti, che chiedono al Comune di Novara di convocare nuovamente la settima commissione consiliare e di intervenire presso la Regione Piemonte per impedire la chiusura dei Papt di Novara, Borgomanero e delle altre sedi piemontesi ancora funzionanti.

La richiesta è che le istituzioni novaresi sollecitino la convocazione urgente della quarta commissione permanente del consiglio regionale, competente in materia di sanità, assistenza e servizi sociali. L’obiettivo è ottenere la sospensione e la revisione dell’Accordo integrativo regionale per la pediatria, contenuto nella deliberazione della giunta regionale del 2 febbraio 2026 e attuato con la determinazione dirigenziale numero 504 del 4 agosto.

Secondo i promotori della petizione, l’accordo sarebbe stato sottoscritto dai quattro responsabili della Direzione regionale sanità e da due organizzazioni sindacali dei pediatri senza un confronto preventivo con le famiglie piemontesi e senza informarle delle conseguenze che avrebbe prodotto sul servizio.

«Chiediamo nuovamente aiuto al Comune di Novara e alla direzione dell’Asl affinché intervengano in giunta regionale», spiegano i rappresentanti delle famiglie. Nell’appello ricordano il risultato raggiunto nel 2025 e ringraziano la giunta comunale, il presidente della settima commissione, tutti i consiglieri che ne fanno parte e il direttore generale dell’Asl. La commissione convocata il 24 aprile dello scorso anno era stata infatti determinante per arrivare alla riattivazione del Papt il successivo 10 maggio.

Prima della chiusura resta aperto un ultimo spazio di confronto. «Entro il 30 settembre incontreremo i 15 pediatri coinvolti nel servizio», dichiara Penna. Secondo il direttore generale, il Papt potrebbe non essere stato inserito nel nuovo accordo regionale perché l’assistenza pediatrica è stata compresa tra le attività previste nelle Case di comunità.

A Novara il servizio pediatrico dovrebbe trovare spazio nell’ex istituto Bermani, destinato a ospitare la nuova Casa di comunità. Nella struttura saranno trasferite anche alcune delle attività che attualmente vengono svolte esclusivamente nella sede dell’Asl di viale Roma 7. Resta però da capire come sarà garantita l’assistenza ai bambini dal 1° ottobre e fino all’apertura della nuova sede.

Sull’argomento è intervenuto anche il consigliere regionale Domenico Rossi: «Se da un lato il nuovo accordo integrativo regionale non contempla più la possibilità dei Punti, dall’altro è sotto gli occhi di tutti quanto questo presidio sia indispensabile per il territorio: deve trovare al più presto una nuova collocazione all’interno delle Case di Comunità e delle AFT. Per fare chiarezza presenterò un’interrogazione urgente all’assessore regionale alla Sanità, chiedendo quali misure intenda adottare la giunta per non lasciare sguarnite le famiglie con bambini e per prevenire il conseguente sovraffollamento del pronto soccorso. Le Case di comunità non devono restare contenitori privi di risposte: riempiamole con servizi territoriali concreti e realmente utili ai cittadini».

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Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore