Allarme siccità: i dati delle perdite idriche nel sottosuolo novarese

È una delle contraddizioni più stridenti del nostro tempo: mentre in superficie si moltiplicano gli appelli a non sprecare acqua e le conseguenze della siccità mettono a rischio agricoltura e servizi, nel sottosuolo si consuma un dramma infrastrutturale relativo alle perdite. I disagi e i cali di pressione registrati in questi caldi giorni di metà luglio in alcuni centri della provincia – come le recenti segnalazioni giunte da Oleggio – rappresentano solo il sintomo più visibile di un malessere profondo che colpisce l’intera rete idrica del nostro Paese.

La carenza d’acqua nei rubinetti si inserisce in un quadro climatico che non fa alcuno sconto. Come aveva già dichiarato Confagricoltura, questa è l’ennesima drammatica stagione di emergenza siccità, inasprita da temperature torride e da un perdurante deficit nei dati delle piogge e le prime riduzioni delle disponibilità idriche fino al 40%. Tuttavia, se il cielo non regala pioggia, il vero paradosso si consuma proprio nelle infrastrutture create per gestire la risorsa. Parallelamente alla drastica riduzione delle precipitazioni, continua a persistere il grave e inaccettabile problema strutturale degli sprechi di rete.

L’ultimo report elaborato dall’ufficio studi della CGIA di Mestre fotografa una situazione nazionale a dir poco allarmante, rivelando che l’Italia disperde in media il 42,4% dell’acqua immessa nelle proprie tubature. Questo enorme spreco equivale a 157 litri di acqua persi ogni giorno per ciascun abitante, generando un impatto economico complessivo stimato in 9,8 miliardi di euro all’anno.

Anche il nostro territorio deve fare i conti con numeri che impongono una rapida presa di coscienza. In Piemonte la dispersione idrica media si assesta al 35,4%. A Novara si toccano perdite che si attestano al 31,5% dell’acqua totale immessa nel sistema distributivo. Tradotto in volume, questo significa che su 350 litri pro capite immessi ogni giorno nella rete novarese, ben 110 litri vanno perduti nel sottosuolo a causa di falle e tubazioni ammalorate, prima ancora di poter raggiungere i contatori delle nostre case. La città gaudenziana si posizionava così al sessantesimo posto nella classifica dei capoluoghi italiani per percentuale di dispersione.

RankCittàAcqua immessa in rete (litri al gg pro capite)Perdite (litri al gg pro capite)Percentuale Perdite
1Potenza63945471,0%
2Chieti63444670,4%
39Verbania41417843,0%
60Novara35011031,5%
65Biella2898930,7%
78Torino3589225,6%
89Vercelli2665922,2%
104Milano4135513,4%
108Pavia373359,4%
109Como307289,2%

A farsi carico di questa complessa situazione è Acqua Novara e VCO, chiamata a gestire e manutenere una rete vasta e articolata che sconta decenni di obsolescenza fisiologica dei materiali. A fronte di una fotografia statistica nazionale ferma al 2022 che evidenzia criticità storiche, l’azienda locale sta mettendo in campo una decisa controffensiva per invertire la rotta. L’anno scorso, durante un’apposita commissione, i vertici di Acqua Novara e VCO hanno presentato un quadro incoraggiante per il futuro, confermando che la percentuale delle perdite è attualmente in fase di calo grazie ai massicci interventi di riqualificazione e distrettualizzazione delle reti avviati negli ultimi anni.

Oltre alla manutenzione stringente, la CGIA suggerisce un ulteriore cambio di paradigma, ricordando che oggi in Italia si recupera appena il 10% circa dell’acqua piovana. Creare vasche di laminazione, invasi e infrastrutture di raccolta diventa un imperativo categorico in questa complessa fase climatica, perché ogni goccia che finisce dispersa senza essere trattenuta rappresenta un’occasione persa per l’economia e l’ambiente. Non è più moralmente ed economicamente sostenibile chiedere continui sacrifici e razionamenti idrici ai cittadini, mentre quasi un terzo della nostra ricchezza idrica scivola via silenziosamente nel sottosuolo.

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.