Tumore ovarico di 15 chili rimosso con la paziente sveglia: intervento record al Maggiore

Un intervento chirurgico di straordinaria complessità, destinato a fare scuola per l’approccio innovativo e la perfetta sinergia multidisciplinare. Nelle sale operatorie della struttura complessa di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale Maggiore, diretta dal professor Valentino Remorgida, è stata scritta una pagina di grande eccellenza medica. L’équipe di ginecologi, guidata dalla professoressa Daniela Surico, coadiuvata dal dottor Michele Giana e dalle specializzande Agnese Volpicelli e Francesca Napoli, ha asportato con successo un tumore ovarico dal peso record di 15 chili.

La peculiarità assoluta dell’operazione, durata circa tre ore, risiede nella tecnica utilizzata: la paziente, una donna di 66 anni, è rimasta vigile e perfettamente cosciente per tutta la durata dell’intervento.

La doppia sfida clinica: massa gigante e rischio tromboembolico

La storia clinica della paziente era iniziata circa cinque settimane prima dell’operazione, quando si era presentata nella struttura lamentando un massiccio e anomalo incremento del volume addominale. Gli esami diagnostici avevano rivelato la presenza di una tumefazione ovarica solido-cistica impressionante, con un diametro di circa 40 centimetri. La massa, dal peso stimato di 15 kg, occupava interamente la cavità addominale, andando a comprimere severamente gli organi interni e i grandi vasi sanguigni, tra cui la vitale vena cava inferiore.

Proprio a causa di questo grave effetto compressivo, la donna aveva sviluppato una pericolosa tromboembolia polmonare, una complicanza che rendeva assolutamente impossibile procedere con un intervento chirurgico immediato. Il primo passo è stato dunque affidato all’équipe della Medicina Interna, diretta dal professor Mauro Campanini, che ha sottoposto la paziente a una terapia mirata per risolvere la trombosi, monitorandola costantemente per individuare la finestra temporale ideale e sicura per il trasferimento in sala operatoria.

L’intuizione d’avanguardia: operare in anestesia peridurale

Una volta risolta la complicanza trombotica, si è presentato il secondo, enorme scoglio: l’induzione di una classica anestesia generale avrebbe comportato rischi gravissimi per la vita della donna. Addormentarla completamente e intubarla avrebbe infatti accentuato in modo fatale la pressione della massa sui grandi vasi addominali, con il rischio di un drastico crollo della pressione sanguigna.

La soluzione è arrivata grazie alla competenza della dottoressa Francesca Bertoldo e degli anestesisti del polo materno-infantile, guidati dalla dottoressa Raffaella Buscaglia. La squadra ha messo a punto una strategia clinica d’avanguardia: operare la paziente mantenendola sveglia. Attraverso il posizionamento di un catetere peridurale è stata addormentata unicamente la parte inferiore del corpo della paziente, garantendo la stabilità emodinamica.

I chirurghi hanno quindi proceduto con un approccio minimamente invasivo: tramite una piccola incisione hanno identificato la porzione liquida del tumore, svuotandola con un ago speciale progettato per evitare qualsiasi dispersione nociva nell’addome. Solo dopo aver ridotto drasticamente il volume della massa, l’équipe ha ampliato il taglio per asportare i tessuti in totale sicurezza. Il decorso postoperatorio si è rivelato un successo: nessuna complicanza e dimissioni dopo soli otto giorni.

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