Dal 10 giugno entrerà in vigore la nuova zona a vigilanza rafforzata, la cosiddetta “zona rossa” nell’area della stazione ferroviaria di Novara. Un provvedimento richiesto qualche giorno fa dal sindaco Alessandro Canelli e adottato dal prefetto Francesco Garsia con il parere favorevole del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Ma proprio mentre Prefettura e Comune annunciano un ulteriore giro di vite contro degrado, spaccio e microcriminalità, in Consiglio comunale il tema della sicurezza è stato al centro di una commissione dai toni particolarmente accesi.
Controlli rafforzati nell’area della stazione
L’area interessata dal provvedimento comprende piazza e corso Garibaldi, via San Francesco d’Assisi nel tratto tra via Ploto e corso della Vittoria e viale Manzoni tra largo Buscaglia e via Ploto. Si tratta di una delle zone da tempo più problematiche della città, dove residenti e commercianti segnalano episodi di degrado urbano, spaccio di sostanze stupefacenti, furti e molestie.
Grazie alla nuova disposizione, le forze dell’ordine potranno allontanare dall’area persone che assumano comportamenti violenti, minacciosi o insistentemente molesti e che risultino denunciate negli ultimi cinque anni per reati gravi contro la persona o il patrimonio, per violazioni in materia di stupefacenti o per utilizzo improprio di armi e strumenti di offesa. L’ordine di allontanamento avrà validità di 48 ore e, in caso di reiterazione delle condotte o di situazioni ritenute pericolose per la sicurezza pubblica, consentirà al questore di emettere un divieto di accesso all’area interessata. Le misure potranno essere applicate anche ai minori che abbiano compiuto i 14 anni di età. Il provvedimento resterà in vigore per sei mesi, salvo eventuale proroga.
Il provvedimento segna però anche un passaggio politico non secondario. Negli anni l’amministrazione Canelli ha spesso parlato di insucurezza percepita, sostenendo che molti degli allarmi diffusi in città non trovassero sempre riscontro nei dati. La richiesta avanzata dal sindaco alla Prefettura per l’istituzione di una zona a vigilanza rafforzata attorno alla stazione rappresenta oggi il riconoscimento che in quell’area esistono criticità sufficientemente rilevanti da richiedere misure straordinarie di controllo e prevenzione. Una svolta che arriva dopo anni di lamentele da parte di residenti e commercianti della zona e dopo numerosi episodi che hanno alimentato il dibattito pubblico sul tema della sicurezza urbana.
La mozione condivisa tra maggioranza e opposizione
Parallelamente, sul tema della sicurezza si sta sviluppando anche un’iniziativa politica che coinvolge trasversalmente il consiglio comunale. I capigruppo di maggioranza e opposizione hanno infatti lavorato nelle ultime settimane per arrivare a una sintesi tra due mozioni presentate separatamente dal Partito Democratico e da Alleanza Novarese oltre a un emendamento della Lega. Il risultato è una bozza condivisa, sintetizzata dal capogruppo del M5S Mario Iacopino, che punta a impegnare sindaco e giunta a predisporre entro 90 giorni un “Piano integrato per la sicurezza urbana e la prevenzione sociale 2026-2028”.
Tra gli obiettivi indicati figurano il rafforzamento del presidio territoriale, il potenziamento della videosorveglianza e dell’illuminazione pubblica, la riqualificazione delle aree più critiche, l’incremento dell’organico della polizia locale e l’attivazione stabile di servizi e presidi nelle fasce serali e notturne, compatibilmente con le risorse disponibili. La proposta prevede inoltre un approccio integrato che coinvolga forze dell’ordine, servizi sociali, scuole, associazioni e realtà territoriali, affiancando agli interventi di controllo anche politiche di prevenzione sociale e inclusione.
In commissione arriva però un altro piano
La discussione della mozione avrebbe dovuto essere il tema centrale della commissione consiliare convocata questa mattina. Ma la seduta ha preso una piega diversa. L’assessore alla Sicurezza Luca Piantanida si è infatti presentato con un documento denominato “Piano triennale della sicurezza urbana” che, nei fatti, non corrispondeva al piano richiesto dai consiglieri.
Più che un nuovo documento programmatico, il testo illustrato dall’assessore si è rivelato una sintesi delle linee di indirizzo già assegnate alla Polizia Locale e delle attività già avviate o annunciate dall’amministrazione negli anni scorsi. Lo stesso Piantanida non ha nascosto la natura del documento: «È stato adottato in seguito alle sollecitazioni del sindaco. Non viene approvato dalla giunta perché è già contenuto nel Dup. Sono indicazioni politiche date al comandante nel 2024 per il triennio successivo. Abbiamo voluto rendere noto quello che il comando sta già facendo: un indirizzo politico che è stato tradotto in indirizzo operativo».
La protesta dei consiglieri
Le spiegazioni dell’assessore non hanno però convinto gran parte dei commissari. Da quasi tutti i gruppi consiliari, con poche eccezioni all’interno della maggioranza, sono arrivate contestazioni sia sul metodo sia sul merito. Diversi consiglieri hanno evidenziato come la commissione fosse stata convocata per discutere un piano integrato che ancora non esiste e non per prendere atto di attività già programmate dall’amministrazione.
I toni si sono rapidamente alzati e il confronto si è trasformato in uno dei momenti più tesi degli ultimi mesi all’interno delle commissioni consiliari.
L’intervento del sindaco: «Il lavoro è già in corso»
E come ogni volta che c’è una matassa da sbrogliare, anche questa mattina è apparso il sindaco Alessandro Canelli. Nel suo intervento, il primo cittadino ha rivendicato il lavoro svolto dall’amministrazione sul fronte della sicurezza, sostenendo che il sistema richiesto dalla mozione esiste già nei fatti e che da anni il Comune opera in stretto raccordo con Prefettura, Questura, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Locale e servizi sociali.
Canelli ha invitato i consiglieri a trasformare la mozione in uno strumento concreto e non in una semplice dichiarazione di intenti: «Se dovete presentare una mozione, dovete farlo per realizzare cose concrete e non solo per formulare ipotesi. Ai consiglieri possono sfuggire alcune dinamiche. Questa amministrazione non ha bisogno di una mozione per occuparsi di sicurezza: stiamo lavorando da anni su questi temi».
Il sindaco ha ricordato il lavoro svolto dai servizi sociali sulle fragilità e sui percorsi di mediazione e recupero, sottolineando come il sistema di intervento sia già strutturato e integrato. Ha poi indicato le due principali criticità cittadine: l’area della stazione ferroviaria e le zone limitrofe, interessate da fenomeni di spaccio, molestie, furti e microcriminalità, e il centro storico, dove nei fine settimana si registrano episodi di risse e comportamenti problematici legati alle compagnie giovanili.
Canelli ha inoltre ribadito una posizione già espressa in altre occasioni, sostenendo che una parte rilevante dei reati predatori e dello spaccio sia riconducibile a soggetti stranieri irregolari. «Non abbiamo mai sottovalutato il problema. Siamo consapevoli di quello che accade e lavoriamo ogni giorno con le forze dell’ordine. Se non ci fossero il loro lavoro e il coordinamento che abbiamo costruito, la situazione sarebbe ben peggiore».
Più che il contenuto della mozione, a emergere dall’intervento del sindaco è sembrato però un altro elemento: la volontà di rivendicare la paternità politica delle azioni messe in campo sul fronte della sicurezza. Quando afferma che «questa amministrazione non ha bisogno di una mozione per occuparsi di sicurezza», il messaggio appare chiaro: il Comune non intende accreditare l’idea che il tema sia stato scoperto oggi dal consiglio comunale o che serva un atto di indirizzo per avviare un lavoro che, secondo Canelli, è già in corso da anni.
Una convergenza sul problema, non ancora sulle soluzioni
La sensazione emersa dalla commissione è che sulla diagnosi ci sia ormai un consenso quasi unanime: tutte le forze politiche riconoscono l’esistenza di criticità nelle aree della stazione e del centro cittadino e la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione e controllo.
Il paradosso è che la discussione si è svolta proprio nel giorno in cui veniva annunciata la nuova zona a vigilanza rafforzata. Da una parte il sindaco ottiene dalla Prefettura uno degli strumenti più incisivi adottati negli ultimi anni per l’area della stazione; dall’altra i capigruppo chiedono di mettere nero su bianco una strategia complessiva per la sicurezza urbana. Sul problema le distanze sembrano ormai ridotte. Su chi possa rivendicare l’iniziativa politica e su quale debba essere il ruolo del consiglio comunale nella definizione delle strategie future, invece, il confronto resta aperto.







