Cnvv, previsioni congiunturali 3° trimestre 2022: «Estate a due velocità per l’industria novarese»

Andamento contrastante per attese di produzione e di ordini; in ripresa gli investimenti significativi

Si prospetta a due velocità l’andamento dei mesi estivi per l’industria delle province di Novara e di Vercelli. Secondo le previsioni congiunturali di Confindustria Novara Vercelli Valsesia (Cnvv) per il trimestre luglio-settembre 2022 (disponibili sul sito www.cnvv.it) il saldo tra la percentuale degli imprenditori che si dichiarano ottimisti e quella di coloro che sono pessimisti sull’incremento della produzione rimane, rispetto alla precedente rilevazione, sostanzialmente stabile (da 20,3 a 19,8 punti) nel Novarese (in linea con la media regionale, che passa da 14 a 13,3 punti), mentre si riduce (da 10 a -2,1 punti) in provincia di Vercelli. Lo stesso trend caratterizza il saldo ottimisti/pessimisti relativo agli ordini totali, che passa da 21,1 a 20,7 punti in provincia di Novara (a fronte di un Piemonte in calo da 13,5 a 10 punti) e da 7 a -8,5 punti in provincia di Vercelli; qui anche le previsioni di esportazione segnano un calo (da 0 a -4,1punti) del saldo ottimisti/pessimisti, mentre crescono da 0,9 a 7,9 punti in provincia di Novara, con la media piemontese che passa da -3,6 a 0,6 punti.

«Questa differenza fra i due territori – ha spiegato il presidente di Cnvv, Gianni Filippa (in foto) – può essere dovuta alla flessione trimestrale prevista nei comparti del tessile e del metalmeccanico, in particolare l’automotive, che hanno un “peso” maggiore in provincia di Vercelli rispetto a quella di Novara. Le nostre imprese stanno encomiabilmente resistendo in un contesto molto incerto, ma il deterioramento delle condizioni economiche a livello internazionale, insieme alla crescita dei prezzi di energia e materie prime e alle spinte inflazionistiche che impattano fortemente sui consumi interni, non fanno presagire un autunno semplice».

«Un aspetto positivo per entrambe le province – ha aggiunto il direttore di Cnvv, Carlo Mezzano – è l’incremento della propensione a investire per importi “significativi”, che è segnalato dal 31,9% delle imprese del Novarese, a fronte del precedente 28,8%, e dal 30,9%, rispetto al 23%, di quelle del Vercellese; si tratta di percentuali superiori alla media regionale, che passa dal 26,3% al 27,8%, mentre investimenti di sostituzione sono programmati dal 52,1% delle aziende in provincia di Novara, dal 39,4% di quelle in provincia di Vercelli e dal 47,2% di quelle piemontesi, con le precedenti rilevazioni, rispettivamente, al 54,4%, al 52% e al 49,3%».

I dati relativi al mercato del lavoro segnalano un saldo tra ottimisti e pessimisti relativo alla volontà di fare nuove assunzioni su livelli positivi in entrambi i territori, anche se in leggero calo rispetto al secondo trimestre dell’anno: da 18 a 16,5 punti per Novara e da 12 a 6,4 punti per Vercelli, a fronte di una media regionale in lieve incremento (da 13,7 a 14,9 punti). La percentuale di imprese che intendono fare ricorso alla cassa integrazione si conferma a livelli minimi in provincia di Novara (dove passa dall’1,6% al 1,7%) e in Piemonte (dove risulta in calo dal 6,7% al 5,1%), mentre cresce dal 7% al 12,8% in provincia di Vercelli.

Rimane su livelli molto bassi, infine, la percentuale di aziende che segnalano ritardi negli incassi: in provincia di Vercelli è al 14,3% rispetto al precedente 14%, in provincia di Novara al 13,6% rispetto al precedente 16% e in Piemonte al 22,6% rispetto al 21,3% dello scorso aprile.

I dati relativi ai principali settori produttivi, elaborati in forma aggregata e con media ponderata sulle due province, confermano la contrazione, in corso da oltre un anno, dei saldi ottimisti/pessimisti relativi a produzione e ordini nel metalmeccanico e nella rubinetteria-valvolame. In controtendenza il chimico, dove le attese di produzione riprendono slancio, mentre il crescente ottimismo che negli ultimi tre trimestri aveva caratterizzato il tessile-abbigliamento frena bruscamente, con saldi ottimisti/pessimisti relativi a produzione e ordini che ritornano in territorio negativo. Peggiorano le prospettive anche nell’alimentare, i cui indicatori rispetto alle attese di produzione e di ordini sono però ancora positivi.

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