«San Gaudenzio, io lo so perché tanto / di stelle per l’aria tranquilla / arde e cade… Ritornava un ibis al cedro: / l’uccisero: cadde tra i spini…».
Non capita certo tutti i giorni di veder scomodato nientemeno che Giovanni Pascoli per una questione di igiene urbana e gestione della fauna in città. Eppure, a Novara, il caso dell’eradicazione degli ibis sacri ha superato agilmente il confine della cronaca per trasformarsi in un vero e proprio “caso letterario”, in una sceneggiatura che oscilla tra il dramma strappalacrime e la commedia. Da una parte ci sono i cittadini, improvvisamente armati di penna, lirismo e sdegno, dall’altra l’amministrazione e gli esperti, costretti al pragmatismo di chi sa che l’ecologia non si governa a colpi di sonetti.
Sdegno, salamelle e “disgusto”
L’apice della protesta si è raggiunto in queste ore con la circolazione di alcune lettere aperte, veri e propri manifesti in cui si esprime «tutto lo sdegno, la disistima ed il disgusto» per la gestione della vicenda. C’è chi grida allo scandalo per l’utilizzo delle forze dell’ordine per «eradicare questi animali proprio nel periodo in cui ci sono i nidiacei (i pulli)», definendo la scelta «non soltanto miope, ma crudele». E pazienza se la città, accusata forse a ragion veduta di essere sempre più cementificata, fosse ormai ostaggio del guano e di una vera e propria invasione.
Ma è sul fronte del sarcasmo che i novaresi hanno dato il meglio di sé. Salutando gli alberi di cedro del Libano finalmente “liberati” dalle deiezioni, un cittadino si è spinto in visioni apocalittiche di ordinario degrado urbano post-ibis: «Ora si potranno svolgere in pace e senza guano Street Games e qualche goliardica sagra cittadina? Al massimo si troveranno avanzi di salamelle per terra, unitamente a qualche preservativo». Un’immagine pittoresca e decisamente evocativa, che eleva l’uccello esotico da specie invasiva a vittima sacrificale della burocrazia e delle feste di piazza.
La dura realtà dei dati scientifici
Per quanto la poesia faccia sorridere e l’immagine dei piccoli nei nidi susciti un’inevitabile empatia, la realtà dei fatti è decisamente meno romantica. L’ibis sacro non è una docile musa ispiratrice della Pianura Padana, ma una specie alloctona altamente invasiva.
Gli esperti e i ricercatori dell’Upo hanno più volte certificato e ricordato a La Voce di Novara come questo uccello rappresenti una gravissima minaccia per la biodiversità locale. Gli ibis predano sistematicamente le uova e i piccoli delle specie autoctone (come aironi, rane, piccoli mammiferi) e competono per i siti di nidificazione, alterando in modo irreparabile il delicato ecosistema del nostro territorio. L’eradicazione, spogliata della sua aura tragica, non è dunque il “capriccio” crudele di un’amministrazione insensibile, ma un rigido obbligo normativo europeo e nazionale per tutelare l’ambiente.
La difesa del Comune: «Non siamo indifferenti»
Di fronte a questa surreale ondata di indignazione poetica, a fare da parafulmine e a rimettere ordine nelle competenze istituzionali ci ha pensato l’assessoa all’Ambiente Elisabetta Franzoni.
«Il Comune sta facendo la sua parte: pulisce l’area, anche con operazioni straordinarie, tutela il patrimonio arboreo e recupera le carcasse quotidianamente tramite il personale dell’Enpa» ha spiegato l’assessora. Franzoni ha respinto al mittente le accuse di crudeltà gratuita, sottolineando come l’ente abbia esplicitamente richiesto esami necroscopici per accertare le cause della morte di alcuni esemplari: «Non credo che, se l’amministrazione ne fosse responsabile o quantomeno indifferente, si preoccuperebbe di fare ciò».
Un’altra doverosa specifica riguarda l’ordine degli abbattimenti: «Non è il Comune a ordinare gli abbattimenti, dal momento che la Provincia è titolare del piano di contenimento, che attua in maniera conforme alla legge». Un piano che non nasce da un’improvvisa antipatia locale verso gli uccelli dal becco lungo, ma che deriva in modo diretto da una rigida direttiva europea, recepita dall’italia, per arginare i danni incalcolabili causati dalle specie alloctone.
Insomma, si tratta di una stringente competenza sovracomunale e comunitaria, che rende le piazze novaresi il palcoscenico di un’operazione ecologica tanto sgradevole alla vista quanto legalmente e scientificamente ineludibile. A prescindere da quante rime e poesie le si possano dedicare.








