La provocazione lanciata nelle scorse ore dalle associazioni del neonato forum Novara 2030, che hanno chiesto al Comune di rimettere mano al progetto di riqualificazione di Piazza Martiri trasformandola da una piazza pavimentata a una vera e propria piazza del verde, tocca il cuore di un dibattito che va ben oltre i confini del capoluogo.
Nell’estate delle ondate di calore estreme, sostituire una vecchia coltre di asfalto con una nuova distesa di pietra o lastre minerali non basta più a garantire la vivibilità degli spazi pubblici. In Italia e in tutta Europa, il paradigma urbanistico si sta ribaltando attraverso pratiche di desigillazione del suolo (de-paving) e l’adozione di soluzioni basate sulla natura (nature-based solutions). Esempi concreti e dati alla mano dimostrano che abbattere le isole di calore nei centri storici non solo è possibile, ma rappresenta ormai un investimento obbligato per la salute pubblica.
Il “modello Ferrara”: 100 alberi a terra al posto di cemento e asfalto
La dimostrazione che il contrasto al calore urbano non sia una battaglia ideologica arriva da Ferrara, città governata dal centrodestra che ha avviato un piano strutturale di rottura di cemento e superfici impermeabili per fare spazio alla natura. Con il progetto di rigenerazione urbana del centro e delle aree limitrofe, l’amministrazione estense ha avviato la messa a dimora di oltre cento alberi piantati direttamente a terra lungo strade e slarghi storicamente dominati dalla pavimentazione dura.
A Ferrara si scava il suolo per restituire terra penetrabile alle radici di alberi ad alto fusto, capaci di generare ombra continua e innescare il processo di evapotraspirazione. I primi rilievi termici condotti in Emilia-Romagna mostrano che dove l’asfalto o le pietre scure vengono sostituiti da chiome alberate e terreno drenante, la temperatura superficiale al suolo crolla anche di 15-20 gradi, mentre la temperatura percepita dai pedoni si abbassa in media compresa tra i 3 e i 5 gradi centigradi.
La rivoluzione di Parigi e le strade fresche di Vienna
Se le città italiane iniziano a muoversi, i grandi capoluoghi europei hanno già fatto della desigillazione un marchio di fabbrica. Il caso più emblematico è quello di Parigi, dove il piano “Oasi” ha trasformato decine di piazze storiche e cortili scolastici in foreste urbane di quartiere. L’intervento simbolo è Place de Catalogne, un tempo gigantesca rotatoria stradale in asfalto e pietra: l’amministrazione francese ha divelto oltre il 50% della superficie minerale, piantando quasi 500 alberi di specie native resistenti alla siccità e creando un microclima che ha ridotto le temperature estive dell’area di 4 gradi, trasformando un hub di solo traffico in una piazza vissuta dai cittadini.
Sulla stessa linea opera Vienna con le sue celebri Coole Straßen (strade fresche) e con la riprogettazione di piazze centrali come Neubaugasse. Nella capitale austriaca il divieto di posare pietra continua è legge non scritta: ogni nuova piazza deve integrare superfici drenanti, alberi a griglia larga, nebulizzatori d’acqua integrati nel suolo e arredi urbani ombreggianti. I monitoraggi ufficiali del comune di Vienna certificano che queste oasi termiche riducono lo stress da calore per anziani e bambini, aumentando al contempo il fatturato del commercio di prossimità grazie a uno spazio pubblico fruibile anche alle 14 del pomeriggio.
La sfida per Novara: ripensare il centro per il 2030
Gli esempi di Ferrara, Parigi e Vienna indicano che contemperare le esigenze archeologiche, architettoniche e storiche con la lotta alle ondate di calore è la vera sfida urbanistica del nostro tempo. Certo, la piazza Martiri è tutelata dai rigidi vincoli della tutela di un bene architettonico di pregio, ma trasformare il cantiere in un laboratorio di avanguardia climatica, dove il verde non sia soltanto la cornice estetica al servizio della pietra, potrebbe essere un bell’esempio di rilancio per il futuro della città.








