Palestra del Terdoppio: l’insolita arringa della dirigente e la difesa di un assessorato sotto la lente

Nelle cronache di quanto succede a palazzo Cabrino non capita tutti i giorni di assistere a un dirigente pubblico che, in apertura di commissione, tiri fuori un plico e legga una formale, puntuta e strutturata arringa difensiva. Eppure, nell’infinita e tormentata saga estiva della palestra del Terdoppio, è successo anche questo: una presa di posizione che, parafrasando le citazioni musicali estive, ha ricordato quanto sia fastidioso camminare con le scarpe piene di sassi.

E di sassi, a ben vedere, nelle calzature dell’ufficio Sport se ne dovevano essere accumulati parecchi. Perché se è vero che la dirigente Elisabetta Rossi ha scelto una via del tutto inusuale – quella dell’autodifesa pubblica messa a verbale – è altrettanto vero che quel settore della macchina comunale non si trova sotto i riflettori per puro caso. Tra ritardi, imprevisti gestionali e una conduzione della vicenda Terdoppio che ha mostrato più di una crepa, le responsabilità operative nel caos di inizio estate non sono state esattamente un miraggio.

L’attacco come miglior difesa: la ricostruzione sui tempi e sulla PEC

Ma quando la politica ha provato a scaricare per intero il barile dell’incertezza sull’apparato tecnico, evocando un rapporto “sgretolato” e una comunicazione a singhiozzo con l’assessorato, la dirigenza ha deciso che la misura era colma. Così, invece di incassare in silenzio il ruolo del parafulmine, Rossi ha ribaltato il tavolo con un manifesto di orgoglio burocratico.

Nel mirino della difesa è finita la gestione del “giorno nero”, quello della celebre rinuncia via PEC della cooperativa all’affidamento ponte. La dirigente ha rivendicato che «l’ufficio non è rimasto a guardare il soffitto: prima il contatto diretto per tentare di ricucire lo strappo, poi l’attivazione immediata di un piano B con indagine di mercato d’urgenza sul territorio».

E l’assessore informata solo a cose fatte? «Nessuna ombra o reticenza – ha precisato Rossi – ma il principio sacrosanto per cui a chi detiene l’indirizzo politico è preferibile presentare il problema solo quando si è già confezionata la soluzione». Come dire: noi lavoravamo per evitare il disastro mentre voi eravate in consiglio comunale.

L’articolo 97 della Costituzione e il confine sbiadito

Il vero cuore dell’intervento è stato però nella lezione di diritto amministrativo impartita all’aula. Ricordare l’articolo 97 della Costituzione e ribadire con forza la separazione dei ruoli («alla politica spetta l’indirizzo, alla dirigenza la gestione e il bilanciamento di fronte agli imprevisti») è il segnale plastico di un clima interno a dir poco surriscaldato.

È il gesto di chi, consapevole di guidare un ufficio da tempo al centro di discussioni e critiche (non per responsabilità della dirigente, anch’essa di nuova nomina), sceglie di blindarsi dietro la legittimità degli atti per rispedire al mittente il tentativo della politica di trovare un colpevole tecnico a cui intestare le brutte figure.

Il finale dell’arringa non ha lasciato spazio alle interpretazioni diplomatiche: una diffida formale a proseguire con «attacchi strumentali o privi di fondamento», ritenuti «gravemente lesivi della personale professionalità e del decoro dell’attività svolta dagli uffici».

E intanto sotto il solleone: Franzoni suda sette camicie, De Grandis si gode la pace da vicesindaco

Dietro le quinte di questa scena, resta però un’ultima, gustosa istantanea di mezza estate. Perché mentre l’assessore Elisabetta Franzoni si ritrova in trincea a combattere contro il solleone – metaforico e reale – per gestire le scosse di assestamento di una patata bollente che scotta ogni giorno di più, c’è chi osserva il palco con invidiabile e olimpica serenità.

Ivan De Grandis, considerato da molti osservatori (e non solo tra i banchi dell’opposizione) come la vera genesi originaria di tutto questo “buco nero”. Liberatosi per tempo del fardello delle deleghe operative allo Sport, l’ex assessore si gode ora la calma piatta della politica novarese, tenendosi ben stretto il gallone di vicesindaco e lasciando che a camminare sui sassi roventi siano gli altri. Come dire: l’estate addosso sì, ma preferibilmente all’ombra.

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.