Nei loro tre negozi da barbiere a Trecate e Novara, in periodi di tempo diversi, la coppia avrebbe impiegato otto lavoratori extracomunitari sottoponendoli a condizioni di sfruttamento e approfittando del loro stato di bisogno, derivante dalla condizione di clandestinità o presenza irregolare sul territorio, dall’esigenza di avere un guadagno e trovare una soluzione abitativa, nonché dalla necessità di avere o mantenere un contratto di lavoro utile al rilascio del permesso di soggiorno.
Un caso di caporalato nell’ambiente dei parrucchieri quello scoperto dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Novara, coi colleghi del comando, durante una serie di controlli per verificare il rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza. A Trecate uno dei negozi era stato sequestrato il 18 novembre 2024, mentre quello di Novara in corso 23 Marzo, al momento dell’ispezione, era appena stato chiuso dal titolare.
Per quell’indagine ora due quarantunenni di origine marocchina, marito e moglie, residenti a Cerano, sono finiti a processo con le accuse di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. In base agli accertamenti compiuti fra luglio 2022 e maggio 2024, i giovani connazionali lavoravano in nero, non ricevevano formazione in tema di sicurezza, venivano controllati attraverso un sistema di videosorveglianza non autorizzato, collegato al cellulare del titolare, e stipendiati in maniera molro vaga con una somma (circa 250 euro la settimana) sproporzionata rispetto alle ore di servizio prestate, dalle 11 alle 13 al giorno, tenuto poi conto che una parte del compenso veniva trattenuta a titolo di pagamento dei contributi.
Dulcis in fundo, erano alloggiati nei retrobottega, in locali fatiscenti, senza bagno, cucina e riscaldamento: spesso per fare la doccia riempivano secchi e si lavavano nel cortile.
Gli imputati negano gli addebiti.








