Venerdì 30 ottobre segnerà una giornata di sciopero e mobilitazione per le strade del capoluogo. L’Unione Sindacale di Base (USB), affiancata da diverse associazioni del territorio, ha organizzato un corteo che attraverserà il centro cittadino con partenza fissata alle 9.30 da piazza Cavour e arrivo in piazza Puccini. La manifestazione si inserisce in un più ampio quadro di proteste nazionali e si affianca allo sciopero globale dei lavoratori portuali, mobilitati contro la guerra e il traffico internazionale di armi.
Nel documento programmatico che accompagna la mobilitazione, l’USB ha puntato il dito contro le politiche dell’attuale esecutivo. «Il governo Meloni sta usando la mano pesante per evitare di affrontare i problemi reali», si legge nella nota del sindacato, che accusa le istituzioni di voler dirottare le risorse statali dai servizi pubblici e dal welfare verso la produzione e l’acquisto di nuovi armamenti, introducendo al contempo nuove restrizioni al diritto di manifestare. La piazza novarese si pone l’obiettivo di unire trasversalmente studenti, agricoltori, lavoratori e pensionati per dare voce a «un sentimento di forte ingiustizia» alimentato dai rincari su carburanti, alimenti e bollette.
A supporto della protesta, la sigla sindacale ha snocciolato una serie di dati macroeconomici che fotografano un’Italia in profonda crisi. L’USB ha denunciato un processo di deindustrializzazione che avrebbe portato alla chiusura di quasi 300mila imprese nel solo 2025, aggravando il bilancio sociale del Paese: 5,4 milioni di persone in povertà (il 10% della popolazione), 3,2 milioni di precari e 2,5 milioni di lavoratori sottopagati. Un divario sociale che, secondo il sindacato,vede oggi il 10% delle famiglie più ricche detenere oltre il 60% della ricchezza netta nazionale.
L’allarme lanciato dai manifestanti tocca anche il tema del potere d’acquisto, crollato di almeno il 10% tra il 2019 e il 2025 a causa di salari stagnanti schiacciati dall’inflazione. Una situazione che si riverbera sull’emergenza abitativa, con un canone di affitto medio nazionale stimato in 990 euro mensili a fronte di un patrimonio immobiliare pubblico ridotto al 2%, e sul fronte previdenziale, dove oggi 4,5 milioni di pensionati percepiscono assegni inferiori ai mille euro. Lo sciopero di venerdì mira quindi a riportare in piazza «le solide ragioni della protesta, in modo fermo, pacifico e determinato», ribadendo anche la condanna politica contro l’escalation militare in Medio Oriente.








