Sartoretti, Confcommercio: «Ci aspettavamo maggiore coraggio. Chiediamo aiuto ai Comuni»

«Ci aspettavamo maggiore coraggio». Così Massimo Sartoretti, presidente Fipe Confcommercio Alto Piemonte, commenta il provvedimento del governo per la riapertura dei pubblici esercizi
dal prossimo 26 aprile. «Una data per poter ripartire e lavorare anche la sera è certamente un segnale che va nella giusta direzione; eppure si tratta solo di un primo punto di partenza perché troppe imprese restano tagliate fuori dalla limitazione del servizio ai soli spazi esterni, subendo
così una discriminazione. Per queste realtà il lockdown non finirà il 26 aprile: è fondamentale avere già nei prossimi giorni una road map molto precisa che indichi come e quando le riaperture potranno coinvolgere, nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza, anche i locali che hanno a disposizione solo spazi interni. Parallelamente sarà importante invitare i Comuni a
fare tutto quanto in loro potere per favorire la concessione di suolo pubblico agli operatori sfavoriti da questa riapertura parziale».

 

 

Nel frattempo Confcommercio ha inviato una richiesta a tutti i Comuni delle province di Novara e Vco affinchè le amministrazioni concedano il più possibile spazi esterni «senza procedure burocratiche che allunghino i tempi e tali da consentire di lavorare già a partire dal 26 aprile e in esenzione Tosap, quantomeno fino al 30 giugno così come previsto dal Decreto sostegni».

Nell’ultima diretta social di venerdì scorso, il sindaco di Novara Alessandro Canelli aveva già confermato «possibilità di allestire plateatici gratuiti ampliati rispetto alle normali autorizzazioni rilasciate in situazioni pre Covid». (leggi qui)

«In virtù di queste prime riaperture – conclude Sartoretti – sarà essenziale che tutti quanti, imprenditori e avventori, dimostrino il massimo senso di responsabilità, rispettando pedissequamente le norme di sicurezza sanitaria stabilite dal Comitato tecnico scientifico. Non possiamo permetterci passi falsi. L’obiettivo comune deve essere quello di tornare a lavorare, e dunque a vivere, a pieno ritmo».


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