Un nuovo incontro e una distanza che continua ad allargarsi. Nella vertenza Radici Chimica, il confronto di oggi, 27 ottobre, tra azienda, rappresentanze sindacali e Ministero si chiude con la denuncia di un arretramento aziendale. Alla disponibilità dei sindacati a costruire un piano sociale condiviso avrebbe fatto seguito un passo indietro rispetto agli impegni assunti nel precedente confronto con la Rsu, motivato dal calo dei volumi di vendita previsti per novembre e dicembre.
«Questo comportamento per le organizzazioni sindacali è inaccettabile» scrivono Rsu e sindacati nel comunicato diffuso al termine della riunione. Il documento non precisa quali impegni siano stati rivisti né quantifica eventuali conseguenze sugli esuberi. Ribadisce però il punto sul quale le rappresentanze dei lavoratori chiedono di impostare la trattativa: mantenere un organico sufficiente a garantire «la massima potenzialità degli impianti».
Il riferimento è alla nota informativa presentata alla Rsu il 22 ottobre, che secondo i sindacati può costituire la base per un’analisi dettagliata delle necessità dello stabilimento. Il nodo resta dunque il rapporto tra le prospettive produttive indicate dall’azienda e il numero di lavoratori necessario a sostenerle, mentre il peggioramento delle previsioni di vendita introduce un ulteriore elemento di incertezza nella trattativa.
In questo quadro si inserisce il primo tavolo istituzionale convocato dal Comune di Novara per domani, 28 ottobre, con la partecipazione delle parti politiche, dell’azienda e dei sindacati. Un’iniziativa annunciata durante la commissione consiliare, con la quale l’amministrazione punta ad affiancare il confronto industriale e sindacale.
«Noi rappresentiamo famiglie che hanno difficoltà. Il Comune può aiutare a prendere una strada migliore e più tutelante facendo sentire la sua voce» ha affermato il sindaco Alessandro Canelli. Tra le possibilità prospettate dal primo cittadino c’è la riconversione delle porzioni dello stabilimento non più utilizzate per la produzione. «Ci sono aree che non servono più, reparti chiusi che possono essere riconvertiti per fare altro e aiutare l’azienda ad avere redditività in altro modo» ha spiegato Canelli. L’obiettivo indicato è utilizzare queste opportunità per sostenere la permanenza dell’attività industriale e gli investimenti sulla produzione e sull’occupazione.
Il Comune, secondo il sindaco, potrebbe intervenire attraverso i propri strumenti urbanistici, cercando una soluzione insieme all’azienda. Una prospettiva ancora da definire nei contenuti: le dichiarazioni non individuano al momento destinazioni precise delle aree, investimenti o garanzie sul mantenimento dei posti di lavoro.
Un secondo fronte riguarda chi rischia di perdere l’occupazione. «Possiamo aiutare con Regione e Confindustria con percorsi di riqualificazione professionale che consentano di ricollocare i lavoratori in esubero» ha aggiunto il primo cittadino
Il tavolo di domani dovrà quindi cominciare a misurare la praticabilità di queste ipotesi, mentre sul versante sindacale sono già fissati altri due appuntamenti: il 6 novembre alle 9.30, nella sede di Confindustria, si terrà un nuovo incontro con l’azienda, richiesto dalle organizzazioni sindacali; il 9 novembre alle 11 il confronto tornerà al Ministero.








