Il “caso Ibis” si arricchisce di un nuovo, delicato capitolo. Dopo le accese polemiche delle scorse settimane, i volatili finiscono nuovamente sotto i riflettori: una colonia di ibis sacri ha infatti deciso di nidificare in pieno centro, stanziandosi sui tetti e tra i rami di un grande cedro situato all’interno del perimetro dell’ospedale Maggiore della Carità di Novara.
Una presenza che, per ovvie ragioni igienico-sanitarie, non può passare inosservata in un contesto così sensibile. A fare chiarezza sulla situazione è intervenuta direttamente la direzione dell’azienda che ha diffuso una nota ufficiale per rassicurare la cittadinanza e spiegare le azioni intraprese.
La risposta dell’ospedale: «Contatto costante con la Provincia»
L’Azienda sanitaria ha confermato di aver già attivato tutti i canali istituzionali necessari per gestire l’anomala convivenza. «In relazione alla colonia di ibis sacri stanziatasi sui tetti e su un cedro all’interno dell’area su cui insiste l’ospedale Maggiore l’azienda è costantemente in contatto con il competente settore ambiente della Provincia di Novara, con il quale sono stati effettuati i dovuti sopralluoghi» fa sapere la direzione.
Il contenimento della specie aliena all’interno di un’area sanitaria richiede però cautele estreme. «Le misure in corso di adozione da parte della Provincia in termini di contenimento – prosegue la nota dell’ospedale – che, nel rispetto dalla normativa, auspichiamo possano portare i dovuti benefici, sono in corso di monitoraggio data anche la particolarità del contesto ospedaliero».
Un caso che spacca la città: il contesto
La nidificazione all’ospedale Maggiore si inserisce in un clima cittadino già rovente attorno alla gestione di questi volatili. L’ibis sacro è infatti classificato a livello europeo come una specie esotica invasiva che minaccia gravemente la biodiversità locale e piemontese, motivo per cui le direttive comunitarie e nazionali ne prevedono l’eradicazione o il rigido contenimento.
La palla passa ora nuovamente ai tecnici della Provincia, chiamati a risolvere l’intricata situazione all’ospedale Maggiore trovando il giusto compromesso tra le normative di eradicazione europea, il rigido protocollo igienico ospedaliero e la pressione dell’opinione pubblica.







