Sarà dedicato a Fabrizio De André l’incontro in programma venerdì 18 settembre alle 18 alla libreria Ubik di Novara, in corso Italia 25. Giovanni Cerutti, in dialogo con Roberto Spano, presenterà il volume “De André il corsaro”, pubblicato da Interlinea nel trentesimo anniversario di “Anime salve”, l’ultimo album del cantautore genovese, uscito il 19 settembre 1996.
Il libro riunisce i testi di tre autori che hanno conosciuto e raccontato Faber: Fernanda Pivano, Cesare G. Romana e Michele Serra. A questi si aggiunge un saggio inedito dello stesso Cerutti, dedicato ai legami delle famiglie De André e De Gregori con il territorio compreso tra il Cusio e la Valsesia. Un approfondimento che porta alla luce connessioni e vicende ancora poco conosciute.
Il titolo richiama l’immagine di un De André “corsaro”, libero da appartenenze e condizionamenti. Cerutti ne spiega l’origine nell’introduzione al volume, ricordando il percorso costruito insieme a Cesare Romana e il riferimento all’esergo dell’album “Le nuvole”. Se Romana pensava a Pier Paolo Pasolini, Cerutti guardava invece all’universo avventuroso di Emilio Salgari. Una suggestione letteraria più che storica: «Samuel Bellamy non era un corsaro, ma un pirata, perché non aveva mai ricevuto nessuna lettera di corsa, così come nessuna lettera di corsa fu mai in grado di condizionare Fabrizio».
Il volume ripercorre così la “cattiva strada” scelta da De André per raccontare gli ultimi, gli emarginati e i diseredati. Cesare G. Romana la definisce «luogo deputato di un’etica corsara, porto franco dove il potere non arriva». Fernanda Pivano restituisce invece il ritratto di un uomo profondamente buono e di un anarchico fedele a un’idea quasi ottocentesca di umanità: «Fabrizio era un buono, accidenti se era buono».
Al centro anche la forza della voce e della scrittura di De André. Per Michele Serra il suo carisma nasceva dall’unicità e dalla lontananza, come se le canzoni arrivassero da un altrove. A renderlo straordinario era soprattutto una voce «costruita attorno alla pronuncia precisa delle parole, attorno all’amore per la parola», persino più delle scelte musicali e degli argomenti affrontati.
Giovanni A. Cerutti, storico e saggista, è direttore della Fondazione Marazza di Borgomanero e cultore della materia in Scienza politica all’Università degli Studi di Milano. Per Interlinea ha scritto “L’allenatore ad Auschwitz. Árpád Weisz: dai campi di calcio italiani al lager” e curato diversi volumi dedicati alla musica e alla memoria, tra cui “Bob Dylan. Play a song for me”, “Cantautori a Natale” e “Ma la fortuna dei poveri dura poco”.








