Il tempo dei lime proibiti

Ci sono conversazioni che iniziano da un ricordo e finiscono per diventare storie. Quelle carine, leggere, quelle che tengono insieme persone, luoghi e dettagli apparentemente piccoli, ma capaci di raccontare un’epoca.

È quello che è successo a Pavia, da Romea, molto più di una gelateria: caffetteria, cucina veloce ma raffinata, aperitivi curati. Un luogo vivo, affacciato proprio davanti al Ponte Coperto, posto tappa per la timbratura lungo la via Francigena..

Seduti lì, tra un caffè e un ricordo, con Fabio e Antonia Firmo – compagni di vita e di lavoro – si è finiti a parlare di scuola, dell’Istituto Alberghiero “Erminio Maggia” di Stresa: Fabio e Carmine Lamorte, oggi professionista affermato a scuola e fuori, lì erano compagni. Io lì insegno da decenni. E già questo è bastato a costruire un filo narrativo.

E mentre i nomi scorrono – amici, colleghi, persone che ci sono ancora e altre che non ci sono più – ecco che emerge una storia. Una di quelle che sembrano piccole, ma raccontano molto più di quanto appaia.

Il contrabbando dei lime

Fabio sorride mentre la racconta, come si fa con le cose vissute davvero. C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui trovare lime in Italia era difficile. Non impossibile, ma complicato. Non nei supermercati, non nei canali normali. Un’assenza strana, oggi che li vediamo ovunque.E allora cosa si faceva? Si andava in Svizzera. Fabio prendeva la macchina, attraversava il confine, comprava decine di cassette di lime che lasciava da un amico svizzero, vicino al confine e poi andava e veniva, più volte, cassetta per cassetta. Senza farne troppo rumore. Senza pensarci troppo. Ma, di fatto, facendo contrabbando. Una parola grossa, certo. Ma anche una parola che oggi fa sorridere, perché parla di un’Italia diversa: più chiusa, più protettiva, più legata a equilibri agricoli delicati. Un’Italia in cui un ingrediente così comune oggi era quasi “esotico”, borderline.

Eppure, dietro quel gesto c’era un modo di concepire il lavoro da barman:

  • la voglia di fare le cose bene
  • la ricerca dell’ingrediente giusto
  • l’attenzione al dettaglio.

Perché senza lime, certi cocktail non sono gli stessi. E chi lavora con passione lo sa.

Storie che tengono insieme tutto

Alla fine, non è solo una storia di lime. È una storia di scuola, di amicizie che durano nel tempo, di mestieri imparati e poi trasformati. È una storia di viaggi brevi ma significativi, di confini attraversati per portare a casa qualcosa di nuovo. È una storia che nasce a Stresa, passa per Pavia e si allarga al mondo. E forse è proprio questo il punto: le storie migliori non sono mai solo tecniche, né solo umane. Sono un intreccio continuo. Come quella chiacchierata da Romea, durata forse un’ora, ma capace di tenere dentro anni, persone, idee e persino qualche lime di troppo nel bagagliaio.

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Immagine di Riccardo Milan

Riccardo Milan

Riccardo Milan è professore, giornalista e blogger. Lavora alla scuola alberghiera di Stresa ed è pubblicista dal 1999. Da meno, è blogger con Allappante.it. Si è occupato per anni di cultura materiale, studente, scrittore e docente: vino, birra, gastronomia, cucina per lo più tipica, storia delle tradizioni. Sommelier ed idrosommelier per diletto. Vive sul Lago d’Orta.