Ospedale Maggiore, incontro in Prefettura ma la vertenza continua: «La carenza di personale resta grave»

La vertenza sul personale dell’Azienda ospedaliero-universitaria Maggiore della Carità di Novara resta aperta. Nell’incontro convocato in Prefettura tra la direzione generale e le organizzazioni sindacali sono emersi alcuni segnali incoraggianti sul fronte delle assunzioni e dell’organizzazione estiva, ma per i rappresentanti dei lavoratori le criticità strutturali che da anni affliggono l’ospedale sono tutt’altro che risolte.

Come promesso nelle scorse settimane, infatti, questa mattina la Prefettura ha riunito attorno allo stesso tavolo la direzione generale del Maggiore le organizzazioni sindacali UIL FPL e FP CGIL per fare il punto sulla situazione del personale e sull’organizzazione dei servizi.

Al termine dell’incontro i sindacati hanno riconosciuto alcuni passi avanti. Tra questi la conferma del piano ferie estivo, il reclutamento di nuovo personale sanitario e assistenziale e la valorizzazione economica dei dipendenti attraverso l’assegnazione dei differenziali di professionalità riferiti al 2025.

Elementi giudicati positivi ma non sufficienti a far rientrare l’allarme. «Permangono motivi di seria preoccupazione», sottolineano infatti UIL FPL e FP CGIL, che evidenziano come resti ancora irrisolta la cronica carenza di personale sanitario e assistenziale. Per questa ragione le due organizzazioni hanno deciso di non revocare lo stato di agitazione, mantenendo alta l’attenzione sull’effettiva attuazione degli impegni assunti dall’azienda.

La direzione dell’ospedale si è impegnata a riorganizzare alcune attività e a convocare un nuovo incontro dopo l’estate per verificare i risultati ottenuti e valutare eventuali ulteriori interventi.

Il nodo infermieri

Dietro la vertenza c’è però una questione che va ben oltre i confini novaresi e riguarda l’intero sistema sanitario pubblico. La categoria più in sofferenza continua a essere quella infermieristica. Negli ultimi anni il tradizionale numero chiuso dei corsi di laurea in Infermieristica ha perso gran parte della propria funzione selettiva: in molte sedi universitarie le domande di iscrizione sono ormai inferiori ai posti disponibili. Un segnale evidente della difficoltà della professione ad attrarre nuove generazioni.

Chi consegue il titolo, inoltre, sempre più spesso sceglie il settore privato o altre opportunità lavorative. I contratti nazionali sono gli stessi, ma condizioni organizzative e prospettive di carriera vengono spesso percepite come più favorevoli fuori dagli ospedali pubblici.

Una situazione che costringe molte aziende sanitarie a rivolgersi alle agenzie interinali per coprire i vuoti di organico, ma che spesso non ha a disposizione personale con requisiti necessari per lavorare nel pubblico, con tutte le difficoltà che ciò comporta in termini di formazione, esperienza e integrazione nei reparti.

L’allarme del Nursind sul 118

Proprio sulla gestione delle carenze di personale si concentra la denuncia del Nursind Novara. Secondo il sindacato, l’aspetto più preoccupante riguarda il ricorso alla pronta disponibilità, uno strumento che il contratto nazionale prevede per affrontare eventi eccezionali e imprevedibili ma che, secondo il Nursind, verrebbe utilizzato sempre più spesso per coprire turni ordinari o assenze note da giorni.

Particolarmente delicata sarebbe la situazione del servizio di emergenza territoriale 118. «La pronta disponibilità dovrebbe consentire il rapido richiamo in servizio degli infermieri in caso di maxiemergenze, calamità o incidenti maggiori – spiega il sindacato -. Se però il personale reperibile è già stato impiegato per coprire attività ordinarie, il rischio è quello di compromettere la capacità di risposta del sistema proprio quando si verifica un’emergenza reale».

Secondo il Nursind, uno scenario di questo tipo potrebbe tradursi in ritardi nei soccorsi e nella mancanza immediata di personale infermieristico specializzato nei momenti più critici.

Non mancano i medici, ma costano sempre di più

Diverso il quadro per la categoria medica. Se per gli infermieri il problema principale è la scarsità di professionisti disponibili, nel caso dei medici il tema riguarda soprattutto le modalità di impiego. Come è ormai noto, al pronto soccorso di Novara una parte significativa dei turni continua infatti a essere coperta da professionisti cosiddetti “gettonisti”, medici che lavorano attraverso cooperative o incarichi temporanei.

Una soluzione che garantisce la continuità del servizio ma che comporta costi molto elevati per il sistema sanitario: per un turno di dodici ore un gettonista può arrivare a percepire circa 1.200 euro lordi. Il paradosso è che, mentre per gli infermieri mancano candidati, nel caso dei medici molti professionisti scelgono volontariamente formule di lavoro più remunerative rispetto all’assunzione stabile nel servizio sanitario pubblico.

Ed è proprio l’intreccio tra questi due fenomeni – la fuga degli infermieri e il crescente ricorso a personale esterno per i medici – a rappresentare oggi una delle principali sfide per il futuro dell’ospedale novarese e, più in generale, della sanità pubblica italiana.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore