Cartoline dal Lago: turismo, festival e 12mila tonnellate di veleni sotto il tappeto

C’è la Novara da cartolina, quella dei laghi scintillanti, dei festival estivi e del turismo che affolla placidamente le sponde del Maggiore. E poi c’è l’altra Novara, quella che non finisce sulle brochure turistiche ma direttamente nei fascicoli della Direzione Distrettuale Antimafia. Sotto il tappeto verdeggiante della nostra provincia, per l’esattezza a Paruzzaro, qualcuno ha pensato bene di nascondere la polvere. O meglio, 12.000 tonnellate di rifiuti da costruzione e demolizione, condite con oltre 500 tonnellate di terre e rocce allegramente contaminate da idrocarburi e IPA.

Un disastro ambientale scoperchiato dall’operazione “Terre Pulite”, che ha spazzato via in un colpo solo l’illusione ottica di un Nord immune al radicamento mafioso. Perché al Nord, ormai dovremmo averlo imparato, la criminalità organizzata non ha quasi mai bisogno di sparare un colpo per farsi rispettare: è troppo impegnata a fare affari.

L’ombra della ‘Ndrangheta: otto arresti tra estorsioni e usura

L’inchiesta, condotta dal Nucleo Investigativo e dal Gruppo Forestale dei Carabinieri di Verbania sotto la regia della DDA di Torino, ha portato nelle scorse ore a un blitz che ha squarciato il velo di omertà sul territorio. Otto persone, attive tra le province di Novara e del VCO, sono finite in custodia cautelare in carcere.

Al centro di questa ragnatela di affari sporchi spunta il profilo di un cinquantenne residente a Meina. L’uomo, secondo gli inquirenti, vanta un curriculum criminale di tutto rispetto, essendo gravemente indiziato di legami con storiche cosche della ‘Ndrangheta del calibro dei Morabito-Palamara-Bruzzaniti e degli Iamonte.

Il campionario delle accuse contestate, a vario titolo, è un compendio del perfetto manuale mafioso: si va dall’estorsione aggravata dal metodo mafioso al traffico illecito di rifiuti, passando per l’usura aggravata, l’intestazione fittizia di beni e la detenzione illegale di armi. Le indagini, andate avanti dal gennaio 2023 fino allo scorso febbraio, hanno portato anche al sequestro di quattro società e del famoso terreno-discarica a Paruzzaro.

Il grido di Libera Novara: «Un potere che si alimenta di paura»

Di fronte a questa ennesima doccia fredda per il territorio, a rompere il silenzio è stato il coordinamento di Libera Novara. L’associazione antimafia non si è limitata a sventolare bandiere, ma ha annunciato tramite la referente Sarah Verzì di voler «seguire da vicino ogni singola fase del procedimento giudiziario», rilanciando una ricerca indipendente volta a «mappare la percezione di usura, estorsione e corruzione tra gli esercenti novaresi».

«Continueremo a essere presenti», ha spiegato Verzì, mettendosi a disposizione «di chiunque voglia denunciare e avvicinarsi alle istituzioni». Verzì ha ricordato che «lo sversamento di rifiuti tossici in terreni sani non è un mero dato statistico o astratto, ma un attacco diretto alla salute pubblica e alla dignità di un’intera comunità».

D’altronde, che il business del “movimento terra” nel Novarese fosse terreno fertile per appetiti criminali non è certo una novità di ieri. Libera ha ricordato nitidamente cicatrici ancora aperte sul territorio: «dall’omicidio Marcoli alle speculazioni sulle cave, fino ai sistematici smaltimenti irregolari registrati nel Romentinese e nel Trecatese. Episodi che non appartengono a un passato remoto, ma a un presente con cui bisogna fare i conti tutti i giorni». Perché, in fin dei conti, per controllare un territorio spesso basta sussurrare un cognome “pesante”, alimentare la paura e seppellire i problemi – e i veleni – qualche metro sotto la terra buona.

© 2026 La Voce di Novara
Riproduzione Riservata

Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.