Spaccio in stazione: condannati i pusher che nascondevano droga nei tombini e nelle fioriere

Un gruppo vasto e ramificato di spacciatori, che vendeva droga a numerosi tossicodipendenti, tanti minorenni e fra loro diversi studenti di passaggio, usando come piazza principale la zona della stazione, quella ben visibile agli occhi dei cittadini. Un gruppo cui erano contestate almeno 300 cessioni di droga, a vario titolo, soltanto nei mesi monitorati dagli investigatori, da aprile a fine estate del 2024, per un giro stimato di circa 6 chili di hashish e 3 etti di cocaina, e un profitto di 75 mila euro ogni mese.

A distanza di pochi mesi dalle condanne in abbreviato per 17 dei 35 imputati nella vicenda, per un totale di 62 anni di carcere, al processo dibattimentale per l’operazione ”Nascondino” (conclusa dai carabinieri di Novara un anno e mezzo fa contro lo spaccio di stupefacenti nella zona intorno alla stazione ferroviaria, tra piazza Garibaldi, via San Francesco e viale Manzoni) i giudici hanno inflitto altre 3 condanne nei confronti di altrettanti uomini di origine marocchina: H.L. ha rimediato 3 anni e 3 mesi di reclusione, M.F. 1 anno e 3 mesi con la condizionale, mentre H.B. 1 anno e 10 mesi. Stabilita anche l’espulsione del primo a pena espiata, e riconosciuto il fatto tenue, ovvero cessioni di quantità minime e comunque di solo hashish, per gli altri due.

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini dei carabinieri, i tre facevano parte della rete criminale che, attraverso operazioni continuative e con ruoli diversi, vendeva droga a numerosi tossicodipendenti, anche minorenni, in particolare cocaina e hashish. Si parla di almeno 300 cessioni nei pochi mesi monitorati dai carabinieri, nella primavera ed estate del 2024.

Il sistema di videosorveglianza aveva ripreso gli spacciatori a pesare e vendere droga direttamente sul marciapiede. C’era il ritrovo la mattina, con gli accordi su come dividersi i compiti, e poi la fase della vendita: due pusher si mettevano ai lati opposti della strada per consegnare le dosi, gli altri si piazzavano agli incroci vicini come «sentinelle» o «pali», per monitorare situazioni di pericolo e segnalare l’arrivo di qualche pattuglia. Quando venivano contattati dai consumatori recuperavano le dosi dai «nascondini» (da qui il nome dell’operazione), ovvero parafanghi delle auto posteggiate, tombini, marciapiedi, per poi consegnarle direttamente ai clienti: H.L., persona nota ai militari perché già arrestato un precedenza, era stato monitorato e ripreso in almeno 18 cessioni di droga.

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