Si è aperto con un’analisi lucida e senza sconti il ciclo di incontri dedicato alla geopolitica promosso dal Centro Missionario Diocesano di Novara, diretto da padre Massimo Casaro. Ospite della prima conferenza l’analista di politica internazionale ed editorialista de La Stampa Anna Zafesova.
La giornalista ha preso le mosse dal suo testo dedicato a San Pietroburgo, descritta come città “cerniera” tra Russia ed Europa: storicamente la più proiettata verso la cultura europea, ma al tempo stesso luogo simbolico della nascita politica di Vladimir Putin e del putinismo. Un paradosso che, secondo Zafesova, racconta bene la traiettoria del Paese: dall’apertura verso l’Occidente alla progressiva chiusura culminata nella guerra di aggressione all’Ucraina iniziata nel 2022.
Guardando al futuro del conflitto, la previsione è netta: più che una pace, si profila una tregua. «Un’assenza di guerra più che una vera riconciliazione», ha spiegato, sottolineando come il peso economico e sociale del conflitto stia crescendo all’interno della Russia, fino a diventare difficilmente sostenibile anche per il Cremlino.
Allo stesso tempo, però, non è realistico immaginare un cambio di regime nel breve periodo. Un eventuale mutamento, secondo l’analista, potrebbe arrivare solo dall’interno della classe dirigente, non certo da un’opposizione ormai neutralizzata, costretta all’esilio o ridotta al silenzio. Un quadro che richiama, per certi versi, l’Ungheria di Viktor Orbán, ma con condizioni ancora più restrittive, in un sistema che non può nemmeno essere definito una democrazia illiberale.
Infine, Zafesova ha invitato a leggere la frattura tra Russia e Ucraina oltre le semplificazioni etniche o linguistiche. I due popoli, storicamente intrecciati, sono oggi divisi soprattutto da modelli politici e istituzionali opposti: un’Ucraina sempre più orientata verso un sistema democratico e una Russia ancora distante da quel percorso.
Una distanza che la guerra ha reso profonda e dolorosa, e che potrà essere colmata solo nel tempo. Ma, ha concluso, sarà necessario anche un passaggio decisivo: il riconoscimento delle responsabilità da parte della Russia.







