Il siluro dei vannacciani e il “buco nero” dello sport: a Novara è rottura nella maggioranza?

Nemmeno il tempo di finire di sistemare le sedie in consiglio comunale dopo il valzer degli scranni dei giorni scorsi, che il neocostituito gruppo Alleanza Novarese-Futuro Nazionale ha deciso di passare direttamente all’artiglieria pesante.

La fragile tregua armata all’interno della maggioranza del sindaco Alessandro Canelli è saltata ufficialmente il 31 maggio 2026, data impressa su un documento che agita lo spettro della crisi a Palazzo Cabrino. Il gruppo consiliare formato da Michele Ragno, Mauro Gigantino e Maurizio Nieli – i tre ex Fdi e ora di An – ha infatti depositato una mozione sulla “valutazione politico-amministrativa dell’assessorato allo Sport” che, al di là del titolo diplomatico, si traduce nei fatti in un’esplicita e fragorosa sfiducia nei confronti del loro ex collega di partito, il vicesindaco e assessore Ivan De Grandis.

L’agguato nel buio: la richiesta di voto segreto

Che i tre esponenti vannacciani non nutrissero profonda simpatia nei confronti del numero due della giunta era il segreto di Pulcinella della politica novarese. La vera novità, però, è la firma impressa su una formale censura scritta contro un componente di quell’esecutivo che, almeno sulla carta, i tre dovrebbero sostenere.

Ma un’altra novità si nasconde nelle premesse del documento: i consiglieri di Futuro Nazionale, citando persino l’articolo 54 della Costituzione e richiamando i doveri di «disciplina ed onore», hanno chiesto formalmente che la trattazione della mozione avvenga in seduta segreta e con votazione a scrutinio segreto.

Una mossa che formalmente viene giustificata con la necessità di tutelare «l’onorabilità della persona», ma che politicamente assomiglia molto alla richiesta di poter spegnere le luci in aula per permettere ai franchi tiratori di colpire nel buio dell’urna senza doverci mettere la faccia.

L’atto d’accusa: il “buco nero” di De Grandis

L’elenco dei demeriti addebitati a De Grandis dai suoi stessi alleati è un vero e proprio bollettino di guerra amministrativa. Nella mozione vengono messi nero su bianco sei punti critici definiti macroscopici: la gestione giudicata “improvvisata” della tensostruttura per la Libertas, la mancata supervisione sul palazzetto del Terdoppio, con gare d’appalto annullate in autotutela e ancora avvolte dal caos, l’abbandono logistico dell’impianto di via Spreafico, tuttora sbarrato per carenze di sicurezza, i mancati controlli che hanno rischiato di far approvare debiti fuori bilancio poi ritirati perché illegittimi, la cronicizzazione dei debiti di diverse società sportive locali, persino la presunta violazione delle norme ambientali durante lo smaltimento del vecchio manto erboso dello stadio “Silvio Piola”.

Per blindare l’affondo, i Vannacciani hanno usato l’arma più dolorosa per il sindaco: le sue stesse parole. Nel documento viene esplicitamente ricordato come lo stesso Canelli, nel consiglio dell’8 aprile scorso, avesse ammesso pubblicamente l’esistenza di un «buco nero all’assessorato allo Sport», dichiarandosi «esterrefatto» per gli enormi errori compiuti sulla gestione del campo da softball. Errori davanti ai quali il primo cittadino non aveva però assunto provvedimenti, preferendo sacrificare l’efficienza sull’altare degli equilibri interni tra i partiti.

Il Pd si gode lo spettacolo: «La maggioranza non esiste più»

In questo scenario di trincea, l’opposizione si accomoda in platea con i pop-corn. Il Partito Democratico ha accolto la mozione dichiarando di «non vedere l’ora di scendere in aula a discuterla e a votarla», data la storica e nota intransigenza dei dem sull’inadeguatezza del massimo esponente di Fratelli d’Italia nell’esecutivo.

I democratici, tuttavia, hanno preferito allargare lo sguardo al quadro generale, tracciando un bilancio politico impietoso per il centrodestra novarese. Secondo il Pd, i fatti odierni certificano due verità inoppugnabili: «La prima è che la coalizione uscita vincitrice dalle urne nel 2021, politicamente, è defunta. La seconda è che l’undicesimo anno dell’era Canelli si preannuncia come un lunghissimo e tormentato calvario».

Alle storiche frizioni tra i partner tradizionali si è ormai aggiunto il desiderio di protagonismo identitario della neonata formazione di destra, decisa a capitalizzare ogni fessura. Il meteo politico su Palazzo Cabrino, da qui al 2027, non prevede schiarite.

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.