C’è una sottile ironia che serpeggia in queste ore nei corridoi della politica locale. L’avanguardia identitaria che scatta sull’attenti al decalogo del generale Roberto Vannacci ha deciso di darsi una struttura partitica e di convocare un’assemblea costituente il 13 e 14 giugno prossimi a Roma. Gli eredi spirituali di mondi che con la Costituzione antifascista del 1948 hanno sempre avuto un rapporto, per usare un eufemismo, di fredda sopportazione, oggi celebrano la loro personalissima “costituente” per fondare Futuro Nazionale.
Ma al di là delle scelte semantiche, le regole d’ingaggio per questo battesimo del fuoco raccontano di un soggetto in evoluzione. I comitati costituenti possono eleggere un delegato ogni 35 tessere: una regola matematica rigida che a Novara ha prodotto un effetto tanto dirompente quanto caotico. Sotto la Cupola, infatti, la chiamata alle armi ha rivelato due verità contrapposte: da un lato l’interesse per l’ideologia del Generale, capace di fare incetta di adesioni, dall’altro una battaglia all’arma bianca tra colonnelli per accaparrarsi i galloni del comando.
La mappa dei comitati: la corsa al delegato
L’organizzazione locale assomiglia a un pentagono: a Novara sono stati issati i vessilli di ben cinque comitati cittadini a cui si aggiungono due avamposti a Borgomanero. In questo schieramento truppe, il battaglione più corazzato è quello guidato da Dino Giuliano, alfiere dell’identitarismo duro e puro a colpi di slogan, che ha espresso 6 delegati, mobilitando oltre duecento tessere.
A contendergli il grado ci sono i plotoni di Alessandro Pasca e Giorgio Fornaroli, che marciano appaiati rivendicando 4 delegati a testa. In questa trincea si agitano poi gli alfieri di Alleanza Novarese che esprimeranno 5 delegati. In consiglio comunale la formazione di Mauro Gigantino, Michele Ragno e Maurizio Nieli ha già ampiamente dimostrato di saper maneggiare l’artiglieria pesante. A chiudere i ranghi c’è infine un affascinante mistero: un quinto comitato, un vero e proprio “reparto speciale” regolarmente censito sul portale nazionale, ma di cui al momento si ignorano volti, vertici e perimetro.
La regia di Pozzolo e la sfida della “forma partito”
Tutto questo dispiegamento di forze attende ora di essere irreggimentato. Una volta celebrati i fasti della costituente, l’assemblea nazionale dovrà nominare i vertici regionali. In Piemonte, le indiscrezioni puntano compatte sull’onorevole Emanuele Pozzolo, figura non certo refrattaria alle armi (in tutti i sensi) e alle fiammate polemiche. Spetterà a lui vestire i panni del “federale” e calare la ferrea disciplina di partito sui territori, sia livello provinciale che comunale, cercando di sedare le ambizioni dei vari gerarchi prima che l’entusiasmo si trasformi in ammutinamento.
Obiettivo: Palazzo Cabrino
Ma la vera prova del nove per la nascente creatura politica sarà la proiezione esterna, a cominciare dall’assalto a Palazzo Cabrino. Mentre Vannacci arringa le piazze con lunghi monologhi sulla difesa dell’Occidente e sulla “remigrazione”, la truppa novarese guarda con bramosia alle prossime elezioni comunali per erodere consensi al centrodestra di governo.
Sebbene nei mesi scorsi il nome di Mauro Gigantino sia circolato con insistenza in pole position per la candidatura a sindaco, lo scenario attuale, frammentato com’è in cinque diversi centri di potere, apre a enormi punti di domanda. Sarà davvero lui il nome in grado di mettere tutti d’accordo? Niente è scontato. Prima di lanciare la grande offensiva contro i partiti tradizionali, i colonnelli novaresi dovranno dimostrare di saper convergere su una figura unica ed evitare che la scelta del candidato si trasformi in una logorante guerriglia interna per la conquista delle stellette.








