Prima se l’era presa con la pensionata e il figlio, perché la donna l’aveva rimproverato per il suo comportamento poco civile (stava lasciando per strada un sacco di rifiuti); poi, il giorno successivo, in preda a un raptus aveva aggredito di nuovo lei a passeggio con il marito, tirando all’uomo una raffica di pugni, calci e bastonate, tanto da farlo finire in ospedale col naso fratturato. E infine aveva trappato alla moglie, corsa ad aiutarlo, il cellulare, lanciandolo nei campi poco distanti.
Per l’aggressione avvenuta nel novembre di tre anni fa in corso Trieste a Novara, il trentatreenne G.D.P., residente in zona è stato condannato a 3 anni e mezzo di reclusione per furto con strappo, con sentenza definitiva. A nulla è valso il tentativo della difesa di chiedere la riqualificazione del reato in quello di danneggiamento e di sostenere che in realtà l’imputato non si era impossessato del telefono cellulare della vittima, essendo stato trovato dalla polizia nelle immediate vicinanze del luogo dei fatti.
L’equipaggio delle Volanti era intervenuto dopo la segnalazione di un giovane che picchiava due persone con un bastone in plastica. La lite, in base a quanto ricostruito, era nata perché lui aveva abbandonato dei sacchi di plastica sotto casa, e la donna glie l’aveva fatto notare. Da qui la reazione violenta. Marito e moglie sono dovuti scappare dentro a un negozio, inseguiti anche lì: la polizia aveva trovato tracce di sangue e tutti i presenti in evidente stato di shock. Ad avere la peggio il marito, un cinquantottenne novarese che aveva rimediato trenta giorni di prognosi. Ha raccontato in aula: «Me le ha date di santa ragione e senza che mai l’avessi visto prima, semplicemente perché mia moglie l’aveva ripreso».







