Il Piemonte fa sistema attorno al genio di Alessandro Antonelli (architetto originario di Ghemme che ha progettato anche la Cupola di San Gaudenzio a Novara e la Mole a Torino) e prova a trasformare un patrimonio principalmente novarese in un vero sistema culturale. È stata presentata al Grattacielo della Regione la “Rete Antonelliana. Cultura che unisce”, progetto promosso dalla Regione Piemonte e realizzato da Abbonamento Musei con Fondazione TRG e Fondazione Piemonte dal Vivo.
Una rete che nasce da un percorso già avviato
Oltre 20 partner, più di 30 appuntamenti, tra visite, aperture straordinarie, podcast, incontri e una mostra: numeri che raccontano un progetto ambizioso, ma che non nasce da zero. La “Rete Antonelliana” si inserisce infatti in un percorso avviato negli ultimi anni proprio sul territorio novarese, a partire dal lavoro del Comitato d’Amore per Casa Bossi – che per oltre dieci anni ha tenutp in vita il maestoso edificio nel cuore di Novara – e della Rete Communia, che hanno costruito le basi culturali e progettuali di questa operazione.
Il progetto “Piemonte Antonelliano”, nato nel 2023, rappresenta uno snodo fondamentale di questo percorso: un’iniziativa pensata per valorizzare in modo organico la figura e l’opera dell’architetto attraverso un approccio partecipativo e territoriale. Il primo appuntamento si era svolto a Maggiora, luogo simbolo delle origini antonelliane, proprio con l’obiettivo di costruire un modello replicabile di valorizzazione culturale.
Un lavoro che affonda le radici ancora prima, nei “Laboratori Antonelliani” e nel progetto “Io ti amo Alessandro Antonelli”, promossi dal Comitato d’Amore per costruire un vero e proprio manifesto culturale condiviso attorno all’eredità dell’architetto.
Non a caso, la stessa Rete Antonelliana viene oggi presentata come sviluppo di questo percorso: un salto di scala che porta a sistema un patrimonio già oggetto di ricerca, studio e animazione territoriale, anche grazie al ruolo della Fondazione Communia come soggetto di coordinamento e visione.
Dalla visione locale a una strategia regionale
«Trasformare la cultura in una leva strategica di sviluppo», ha spiegato l’assessora regionale alla Cultura Marina Chiarelli, indicando chiaramente l’obiettivo: fare della rete antonelliana un motore di attrattività turistica e identitaria.
Un passaggio che segna anche un cambio di scala: da iniziative diffuse e spesso locali – come quelle nate attorno a Casa Bossi – a una politica culturale regionale strutturata.
Un patrimonio diffuso che diventa sistema
Il progetto mette in rete alcuni dei luoghi più significativi legati ad Antonelli, soprattutto nel novarese: dalla Cupola di San Gaudenzio al Santuario di Boca, da Villa Caccia fino agli scuroli di Ghemme e Maggiora.
Un patrimonio che negli ultimi anni è stato progressivamente restituito alla fruizione pubblica e che oggi diventa il fulcro di un racconto integrato, capace di unire cultura, turismo e comunità.
Il calendario e le azioni
La prima annualità prevede un fitto calendario di iniziative, soprattutto tra maggio e giugno: visite guidate, tour, aperture straordinarie, eventi teatrali e incontri di approfondimento tra cui il podcast dedicati anche a bambini e famiglie; visite teatralizzate nei luoghi antonelliani; esperienze integrate con enogastronomia e territorio; un programma fedeltà per i visitatori.
Un progetto che guarda avanti
La “Rete Antonelliana” viene presentata come la prima stagione di un percorso destinato a crescere, ampliando il numero di partner e di siti coinvolti, anche attraverso la digitalizzazione del patrimonio. Ma il punto politico-culturale è un altro: per la prima volta si prova a trasformare in sistema ciò che negli anni è stato costruito dal basso, tra associazioni, comitati e reti culturali.
E in questo senso, il lavoro del Comitato d’Amore per Casa Bossi e della Rete Communia non è un semplice antecedente, ma la vera infrastruttura culturale su cui oggi si innesta la strategia regionale.







