La mossa della maggioranza di centrodestra in Regione di blindarsi questa mattina in conferenza stampa per spiegare l’addio dell’ormai vice presidente Elena Chiorino (coinvolta nel caso Delmastro) non ha affatto placato gli animi a Palazzo Lascaris, ma ha finito per gettare benzina sul fuoco. Pochi minuti dopo le dichiarazioni del governatore Alberto Cirio e dei capigruppo, il centrosinistra ha risposto compatto con un durissimo fuoco di fila. Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Stati Uniti d’Europa hanno diramato una nota congiunta per bollare l’iniziativa come un «teatrino imbarazzante», accusando senza mezzi termini la giunta di offendere le istituzioni.
Per le capogruppo Gianna Pentenero (PD), Alice Ravinale (AVS), Sarah Disabato (M5S) e Vittoria Nallo (SUE), la scelta di trasformare l’aula del consiglio regionale in uno studio televisivo per un monologo a senso unico è inaccettabile: «Il presidente Cirio non può pensare di sostituire il confronto democratico con un monologo senza contraddittorio politico, trasformando l’aula in “TeleCirio”. Al di là delle dichiarazioni di facciata, aspettiamo ancora le adeguate risposte nelle sedi istituzionali, dove non parleranno da soli».
Il PD: «Nessuna leggerezza, Chiorino spieghi i fondi e i rapporti col clan»
A guidare la carica sono stati i vertici dem Domenico Rossi e Gianna Pentenero, che hanno rivendicato politicamente l’esito della crisi: «Grazie al rigore e alla determinazione delle opposizioni l’assessora si è dimessa. Cirio dovrebbe ringraziarci, perché solo questa fermezza ha tutelato le istituzioni».
Il Partito Democratico ha rifiutato la narrazione della «leggerezza privata» offerta dal governatore, riportando l’attenzione sulle carte dell’indagine della DDA di Roma. «La consigliera Chiorino deve ancora spiegare come ha conosciuto la figlia di Caroccia, perché ha deciso di costituire una società con lei e se ha verificato la natura dei fondi investiti, che gli inquirenti ipotizzano frutto del riciclaggio del clan Senese – hanno incalzato Rossi e Pentenero -. Tutto questo non può essere derubricato a fatto privato, parliamo di relazioni che non avrebbero dovuto essere coltivate dai massimi esponenti del governo nazionale e regionale del partito di Giorgia Meloni».
AVS respinge le accuse: «Gogna? Solo giornalismo»
Altrettanto caustica la replica di Ravinale alle accuse di giustizialismo mosse dal capogruppo di Fratelli d’Italia, Carlo Riva Varcellotti. «È sconcertante che il capogruppo di FdI abbia il coraggio di rovesciare la realtà e di denunciare “gogne mediatiche”, quando giornalisti e opposizioni nel caso di Delmastro, Chiorino e Zappalà hanno semplicemente fatto il loro lavoro», ha dichiarato l’esponente ecologista, ricordando le minacce di morte ricevute in passato proprio a causa dei continui attacchi della destra per la sua partecipazione a un corteo pacifico: «Abbiano almeno la decenza di tacere».
M5S e SUE: «Finta beatificazione e scuse mancate»
Il Movimento 5 Stelle, per bocca di Disabato, ha smontato invece la narrazione del “nobile gesto” istituzionale offerta dalla maggioranza, parlando di un vero e proprio tentativo di «beatificazione dell’ormai ex vicepresidente». Per i pentastellati non si tratta di alcuna gentile concessione, ma di un atto dovuto a tutela del Piemonte. «La giunta ha perso un’occasione per chiedere pubblicamente scusa ai cittadini – ha affondato Disabato –. La destra continua a prendere in giro incensando un passo indietro di facciata: Chiorino rimarrà seduta in consiglio regionale, così come Zappalà. Così come Delmastro in parlamento. Nessun gesto eclatante, insomma».
A chiudere il cerchio è stata Nallo (SUE/Italia Viva), smascherando la strategia difensiva del centrodestra basata sul ricordare le inchieste a carico del centrosinistra: «La destra prova a buttare la palla in tribuna rinfacciando le vicende giudiziarie di mezza sinistra pur di non rispondere nel merito, ma il trucco non funziona. Per noi la questione era e rimane esclusivamente politica. Il Presidente si sta nascondendo dietro un muro in cartongesso, tirato su in fretta e furia da una maggioranza in totale imbarazzo. Cirio smetta di scappare e venga in aula» ha concluso.






