Da un brutto episodio di cronaca sportiva a un caso spinoso di giustizia e morale sui parquet del campionato Divisione Regionale 1 di basket. Quella che doveva essere una normale domenica di pallacanestro al PalaCustoza di Galliate si è trasformata in una complessa vicenda che fa discutere ben oltre i confini del campo. L’incidente scatenante risale allo scorso 22 febbraio, durante il terzo quarto della sfida tra i padroni di casa del basket Galliate e il Novara basket, quando un giocatore ospite ha colpito con un pugno volontario al volto un avversario. Negli attimi concitati che ne sono seguiti, il capitano galliatese è intervenuto spintonando l’aggressore nel tentativo di difendere il compagno di squadra. Un parapiglia culminato con l’immediata espulsione di entrambi gli atleti.
Il fronte comune delle società: «La violenza non ha spazio nello sport»
Nelle ore immediatamente successive al fischio finale, le due dirigenze avevano dato una grande lezione di maturità, diramando un comunicato congiunto per spegnere sul nascere ogni polemica. Basket Galliate e Novara Basket avevano preso fermamente le distanze dall’accaduto, definendo il gesto violento come «un’azione isolata di un singolo tesserato, totalmente incompatibile con la visione condivisa di uno sport basato su lealtà, autocontrollo e rispetto reciproco». Le due realtà cestistiche avevano ribadito il loro proficuo «rapporto di collaborazione e stima», promettendo di continuare a lavorare insieme per promuovere i veri valori della pallacanestro tra i giovani, isolando l’errore individuale.
La stangata (alla pari) del giudice sportivo
A riaccendere inaspettatamente la miccia, rovesciando il clima di pacificazione, è arrivato però il bollettino del giudice sportivo. Basandosi sul referto arbitrale, la giustizia sportiva ha infatti comminato due giornate di squalifica al giocatore del Novara Basket Michele Romano e, in egual misura, due giornate al capitano del Galliate Francesco Occhetta. La motivazione utilizzata per entrambi è stata quella di «comportamento reciprocamente violento nei confronti di un avversario» e ritardo nell’uscita dal terreno di gioco. A questo si è aggiunta un’ammenda di 120 euro a carico della società galliatese per offese, anche a sfondo discriminatorio, rivolte agli arbitri e ai tesserati avversari.
L’indignazione del Basket Galliate: «Equiparazione inaccettabile»
La lettura del provvedimento ha generato il profondo sconcerto del Basket Galliate, spingendo la società a diffondere una nuova, durissima nota ufficiale, questa volta in solitaria. Il club contesta con fermezza l’utilizzo dell’espressione “comportamento reciprocamente violento”, ritenendo «tecnicamente errato, fuorviante e inaccettabile equiparare un pugno deliberato in pieno volto a una spinta di reazione data per allontanare l’aggressore da un compagno a terra». «Due gesti che – sottolinea la dirigenza – sono profondamente diversi per dinamica, intenzione e gravità».
Pur accettando senza sconti la squalifica del proprio capitano per la reazione istintiva e fuori regolamento, il Basket Galliate si scaglia contro il messaggio pericoloso lanciato dalla sentenza. «Sminuire un’aggressione fisica gratuita punendola esattamente come chi è intervenuto in difesa – affermano dalla società – crea un precedente morale gravissimo per tutto il mondo dello sport». La delusione è rivolta interamente agli organi di giustizia sportiva che, di fronte a un fatto documentato inequivocabilmente anche dalle riprese video, hanno mancato l’occasione di esprimere un monito severo ed esemplare contro la vera violenza, optando per una decisione priva di proporzionalità che non tutela l’integrità degli atleti in campo.







