Radici Chimica, stallo al ministero. I sindacati: «Piano industriale poco concreto, a rischio occupazione e sicurezza»

Nessun passo avanti decisivo nella vertenza Radici Chimica. L’incontro di oggi, 19 ottobre, al ministero delle Imprese e del Made in Italy si è concluso con un sostanziale stallo e con le organizzazioni sindacali ancora fortemente preoccupate per il futuro dello stabilimento novarese, passato nei mesi scorsi sotto il controllo del fondo americano Lone Star. Sul tavolo restano le incertezze del piano industriale, la gestione degli esuberi, le garanzie occupazionali e la sicurezza degli impianti.

Rispetto all’incontro della scorsa settimana, l’azienda ha presentato un piano industriale più dettagliato, ma ancora privo, secondo i sindacati, degli approfondimenti necessari per valutarne la concreta realizzabilità. A pesare sono soprattutto i tempi delle iniziative prospettate, molte delle quali dipendono da condizioni ancora da verificare e non sembrano in grado di produrre risultati nel breve periodo.

«L’azienda ha riconosciuto che alcune delle ipotesi contenute nel piano sono più aspirazioni che progetti concreti – spiega Christian Bertuletti della Cgil –. Rispetto alla scorsa settimana abbiamo un documento più articolato, ma il livello di concretezza rimane basso. Ci sono ancora molti aspetti da approfondire e le azioni previste dal piano sociale non sono immediatamente realizzabili, nemmeno nell’arco dei prossimi due anni, perché vincolate ad altri passaggi».

Uno dei nodi principali riguarda l’organizzazione del lavoro. Le rappresentanze sindacali hanno chiesto una mappatura organica del fabbisogno occupazionale, indispensabile per capire quanti lavoratori siano effettivamente necessari a garantire la continuità produttiva e la copertura dei turni.

«Stiamo attraversando un momento di grande difficoltà – prosegue Bertuletti –. L’azienda continua a bypassare le relazioni sindacali e non affronta i problemi concreti dell’organizzazione del lavoro, né quelli di oggi né quelli di domani. Giovedì avremo un incontro con le Rsu e ci aspettiamo che finalmente si mettano a posto questi aspetti, a partire dalle posizioni lavorative che devono essere coperte. Siamo molto preoccupati per le affermazioni dell’azienda».

Anche il ministero, secondo quanto riferito dalla Cgil, avrebbe condiviso le preoccupazioni espresse dalle organizzazioni sindacali, invitando l’azienda a modificare il proprio approccio. «Il ministero si è mostrato allineato alle nostre osservazioni e ha chiesto all’azienda di cambiare metodo. La volontà è quella di proseguire il confronto, ma soltanto se ci saranno le condizioni per farlo» aggiunge Bertuletti.

Duro anche il giudizio dell’Ugl, che parla apertamente di stallo al Mimit e di crescente preoccupazione tra i lavoratori. In particolare, il sindacato denuncia l’assenza di garanzie sui livelli minimi di personale necessari non soltanto a coprire i turni, ma anche a mantenere adeguati standard di sicurezza all’interno dello stabilimento chimico.

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Resta inoltre irrisolta la questione del piano sociale per la gestione degli esuberi. Non è stato raggiunto un accordo sulle misure di accompagnamento all’uscita, sulle tutele per i dipendenti più vicini alla pensione e sui criteri con cui dovrebbero essere individuati i lavoratori interessati.

A questo punto la giornata decisiva sarà giovedì 22 ottobre, quando è previsto un incontro tecnico dedicato alla ricollocazione interna dei lavoratori in esubero e alla verifica delle esigenze occupazionali dello stabilimento. Un passaggio dal quale dipenderà anche la possibilità di riaprire un confronto più concreto al ministero.

Il prossimo tavolo al Mimit è già fissato per martedì 27 ottobre, ma i sindacati avvertono che senza risultati tangibili nell’incontro di giovedì sarà difficile registrare progressi nella trattativa. La vertenza resta dunque aperta, con un piano industriale ancora tutto da verificare e risposte che i lavoratori attendono soprattutto sul fronte della tenuta occupazionale e della sicurezza.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore