Dal silenzio alle parole: il Basket College interviene dopo la commissione senza nomi

Non servivano nomi. E infatti, in commissione consiliare non ne sono stati fatti. Ma il Basket College Novara ha deciso comunque di intervenire. Con un comunicato lungo, articolato, che finisce per rimettere al centro proprio quella vicenda che, almeno formalmente, era rimasta senza protagonisti.

Perché il nome della società era già emerso nei mesi scorsi – nell’interrogazione del Partito Democratico e nella risposta dell’assessore allo sport Ivan De Grandis – ma nell’ultima discussione istituzionale si era scelto di restare sul piano generale, tra società “A”, “B” e “C”, con il vice sindaco l’assessore allo Sport Ivan De Grandis e i dirigenti che hanno scelto una linea precisa: nessun nome, solo società indicate con lettere «per una questione di privacy».

Negli ultimi mesi il tema è rimbalzato più volte in aula: prima l’interrogazione del Partito Democratico sui debiti e sui criteri di assegnazione degli spazi, poi la commissione dell’altro ieri richiesta dalle minoranze.

E poi il comunicato della stessa società. «Non siamo un caso politico – scrive il presidente Andrea Del Conte -. Siamo una società sportiva che lavora ogni giorno sul territorio» e che chiede di essere «tenuta fuori dalle beghe e dalle dinamiche di scontro politico». Parole che suonano come una difesa. Ma anche come una presa di posizione che, di fatto, rompe quel perimetro di non ufficialità dentro cui la vicenda era rimasta.

Perché il punto è proprio questo: nel tentativo di smentire, il Basket College finisce per confermare di essere parte della questione. Nel comunicato, infatti, si entra nel merito: «Stiamo adempiendo puntualmente al piano di rientro concordato ed abbiamo già versato dieci delle dodici rate mensili previste» oltre a pagare «regolarmente anche le fatture relative agli utilizzi della stagione in corso».

È il cuore del messaggio. Ed è anche l’elemento che dà sostanza a quanto emerso, senza nomi, durante la commissione: l’esistenza di una società con una posizione aperta verso il Comune, gestita attraverso una rateizzazione.

Una precisazione che la società rivendica come chiarimento definitivo – «questa è la verità dei numeri e dei pagamenti, non la verità percepita» – ma che, allo stesso tempo, rende esplicito ciò che fino a quel momento era rimasto sullo sfondo.

Non solo. Il comunicato alza anche il livello dello scontro, parlando di «accanimento mediatico-politico senza precedenti» e denunciando una esposizione sproporzionata rispetto ad altre realtà.

Un’accusa che però si scontra con un dato difficilmente aggirabile: ufficialmente, quella esposizione non c’è mai stata. Non nei documenti, non negli atti, non nelle parole pronunciate in aula.

E qui sta il cortocircuito: quella che appare come una difesa finisce per assumere i contorni di una excusatio non petita: una presa di parola che, anziché spegnere il caso, lo rende esplicito e lo porta definitivamente dentro il dibattito pubblico.

Un dibattito che, peraltro, è già politico da tempo. Non solo per le interrogazioni e per le tensioni emerse anche durante la mozione di sfiducia all’assessore De Grandis, ma anche per gli intrecci che attraversano la società: all’interno del Basket College figurano, infatti, anche Daniele Andretta, segretario cittadino di Fratelli d’Italia, e Paolo Tiramani, itinerante nell’area del centrodestra e forse vicino allo stesso partito, dove è recentemente approdata anche la moglie e consigliera Francesca Ricca.

Un elemento che contribuisce a spiegare perché, pur senza nomi, il caso sia rimasto al centro del confronto politico cittadino.

Nel comunicato, la società respinge anche ogni ipotesi di trattamento di favore – «non abbiamo mai goduto di privilegi» – e rilancia su altri fronti, dalla gestione degli spazi alla situazione dell’impianto di via Poerio, dove i lavori attesi dal Comune non sarebbero ancora partiti.

Fino alla chiusura, netta: «Teneteci fuori dalle vostre beghe». Una richiesta legittima, almeno nelle intenzioni. Ma che arriva nel momento in cui, scegliendo di intervenire pubblicamente, la società finisce per fare esattamente il contrario: entrare nel merito, dare nomi ai fatti e, soprattutto, togliere ogni ambiguità a una vicenda che fino a quel momento era rimasta, almeno formalmente, senza protagonisti.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore