C’è una sottile e spietata ironia nel fatto che la commissione consiliare chiamata ieri, 23 luglio, a discutere sulla palestra del Terdoppio si sia tenuta in una sala con l’aria condizionata tarata su temperature siberiane. Mentre i consiglieri battevano i denti, infatti, il clima andava letteralmente a fuoco.
La notizia nuda e cruda è che il Terdoppio ha riaperto, affidato nell’attesa di individuare un gestore unico per tutto l’impianto alla Comunità Giovanile Lavoro. Ma è il “come” si è arrivati all’affidamento a trasformare questa vicenda in un thriller perfetto per le sere estive e per illustrare i mali cronici della pubblica amministrazione.
La mano destra, la mano sinistra e la PEC caduta nel vuoto
Il cuore della vicenda risiede in un cortocircuito istituzionale che vede l’assessore Elisabetta Franzoni relazionare in consiglio comunale, annunciando con solenne ottimismo la chiusura dell’accordo di gestione e la riapertura dell’impianto. Una narrazione perfetta, incrinata da un solo, drammatico dettaglio: qualche ora prima di quel discorso, il futuro gestore aveva già declinato l’offerta tramite una comunicazione ufficiale via PEC.
Il senso profondo di questo passaggio non sta tanto nella brutta figura incassata dalla parte politica, ma nel baratro che separa le scrivanie dei tecnici da quelle degli eletti. Nessuno, dagli uffici, ha ritenuto necessario avvisare l’assessore che stava per andare in aula a celebrare un matrimonio già saltato. Il documento è arrivato, è stato protocollato, ma nel labirinto dell’assessorato l’informazione si è persa. Se la politica è il pilota, la burocrazia novarese in questo momento assomiglia a un cruscotto spento.
L’elogio dell’improvvisazione (e i suoi rischi)
Di fronte a una macchina comunale che gira a vuoto, la politica è costretta a reinventarsi. Pur di non affondare sotto il peso delle scartoffie e delle mancate entrate per le casse pubbliche, l’assessore sceglie la via del pragmatismo: scavalca il formalismo, prende il telefono e tenta di portare a casa il risultato.
Prima il tentativo di individuare altri soggetti in grado di gestire l’impianto, poi la controproposta a Comunità Giovanile Lavoro che, alla fine, ha portato alla riapertura della palestra. Ed è qui che la toppa si rivela politicamente peggiore del buco: nel nuovo capitolato ci sarebbe una rimodulazione delle tariffe che, però, non si cambiano con una stretta di mano o una telefonata, ma richiedono atti formali e passaggi in consiglio comunale.
Un assessorato da rivoltare come un calzino
È in questo quadro clinico che l’attacco delle minoranze assume un peso specifico diverso. L’opposizione non si è limitata a puntare il dito contro l’assessore per la figuraccia in aula. Il dibattito ha certificato una presa di coscienza trasversale: il problema non è il manico, ma l’intero secchio.
Quando il capogruppo dem Nicola Fonzo ha sentenziato che l’assessorato allo Sport andrebbe «rivoltato come un calzino», ha fotografato una realtà amara. Il cambio della guardia in giunta – con le dimissioni del precedente assessore Ivan De Grandis – non ha curato la malattia. Nei corridoi del settore Sport, la responsabilità si diluisce fino a scomparire nel buio di quella che I Ribelli cantavano come «la notte più nera».
La vicenda, che tornerà inevitabilmente a infiammare l’aula il prossimo 30 luglio, lascia in dote una certezza agrodolce. I novaresi hanno riavuto la loro palestra e possono tornare a sudare. A palazzo Cabrino, invece, si continua a congelare sotto l’aria condizionata, intrappolati in una macchina burocratica che sembra rispondere solo a se stessa.








