Il caso dell’ibis sacro si è trasformato in uno scontro a tutto campo. Dopo le immagini degli abbattimenti nelle campagne e la diffusione del nuovo piano di controllo provinciale (basato sulle direttive ministeriali), il fronte ambientalista e una parte della politica locale sono passate al contrattacco. A guidare la carica contro l’uso delle armi da fuoco sono state la sezione LIPU di Novara e Verbano Cusio Ossola e Alleanza Verdi Sinistra, che hanno bollato le operazioni autorizzate da palazzo Natta come «crudeli, medievali e, soprattutto, inefficaci».
La Lipu e il paradosso: «Fuggono in centro per colpa dei fucili»
La presa di posizione della LIPU è netta e chiede l’immediata sospensione degli abbattimenti selettivi tramite sparo. Secondo l’associazione «il piano della Provincia non solo sta fallendo nel suo intento, ma sta addirittura alimentando il problema».
Il delegato per Novara e Verbania, Andrea Ratti, ha acceso i riflettori su un vero e proprio paradosso: «Il recente allarmismo per la presunta “invasione” di ibis nei parchi cittadini come l’Allea e il Parco dei Bambini, nasconderebbe un dettaglio fondamentale. Sono proprio gli spari e il disturbo diretto nelle aree periferiche e agricole a costringere i volatili a cercare rifugio nel perimetro urbano, percepito come zona sicura. Disperdendo le colonie, insomma, si amplificano i disagi per la cittadinanza invece di risolverli» ha dichiarato in una nota ufficiale.
I numeri della “mattanza” e il ribaltamento scientifico
La LIPU ha definito il piano di gestione ISPRA del 2020 «tecnicamente superato e del tutto irrealizzabile». Secondo la sezione novarese «i dati del censimento nazionale del 2024 parlano chiaro: oltre 7.500 nidi in Italia nel biennio 2023-2024. A fronte di questa popolazione, gli abbattimenti localizzati si rivelano inutili». L’associazione ha sottolineato come nella nostra zona «la quota di volatili già eliminati ha raggiunto la drammatica cifra di 1.300 esemplari, senza che la problematica sia stata minimamente scalfita».
Ma c’è di più. Se le istituzioni e gli studi accademici indicano l’ibis come una minaccia per rane e nidiacei autoctoni, la LIPU ha ribaltato la prospettiva scientifica: «i dati in loro possesso confermerebbero che l’ibis non è un predatore abituale di queste specie protette, ma si nutre principalmente di invertebrati. Anzi, si sarebbe trasformato in un eccellente controllore biologico di un’altra specie aliena altamente dannosa per le risaie: il gambero della Louisiana».
A questo si aggiunge il tema etico: «Sparare durante la stagione riproduttiva significa – hanno denunciato gli animalisti – condannare i pulcini rimasti nei nidi a una lenta e atroce morte per inedia».
L’attacco politico di AVS: «Provincia incompetente, metodi da Medioevo»
Sulla stessa lunghezza d’onda, ma con toni squisitamente politici, si è innestato il comunicato di Alleanza Verdi Sinistra (AVS). Il gruppo politico non ha usato mezzi termini per definire la scelta della Provincia «un atto che ne dimostra l’incompetenza».
«Di fronte alla necessità di contenere determinate popolazioni faunistiche, la strada non può essere quella dello sterminio indiscriminato», ha attaccato AVS. L’esortazione è quella di guardare alle alternative incruente già disponibili e sostenute dal mondo etologico: piani di sterilizzazione, trasferimento in strutture idonee e metodi di dissuasione ecologica, visiva o acustica, sulla scia di quanto già sperimentato all’interno della città di Novara.
«Un’amministrazione provinciale competente e moderna – hanno concluso nella nota – dovrebbe sapere che non siamo più nel Medioevo e che oggi esistono tanti modi per contenere la fauna migliori rispetto alle uccisioni. Evidentemente, quella di Novara non è tra queste».








