C’era un numero di telefono dedicato, un punto di consegna nascosto vicino a un sottopasso ferroviario e un’organizzazione strutturata come una vera e propria “piazza di spaccio boschiva”, ma nel cuore della periferia nord di Novara. I carabinieri della Compagnia di Novara hanno smantellato una rete composta da otto persone, in prevalenza cittadini marocchini, accusate a vario titolo di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.
Nella giornata di lunedì, tra Piemonte e Lombardia, i militari della Sezione operativa del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Novara, con il supporto delle compagnie territorialmente competenti, hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Novara su richiesta della Procura. Tre persone sono finite in carcere, mentre per altre tre è stato disposto il divieto di dimora. Due ulteriori soggetti risultano indagati in stato di libertà.
L’indagine era partita nell’ottobre del 2025 ed è proseguita fino al gennaio 2026 nell’ambito di un’attività mirata di contrasto allo spaccio di droga sul territorio novarese. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo aveva creato una base operativa soprannominata “al sottopasso”, collocata in una zona campestre adiacente a un sottopasso ferroviario nella periferia nord della città.
Un sistema studiato nei dettagli. I clienti contattavano gli spacciatori tramite un’utenza telefonica dedicata e ricevevano indicazioni precise sul luogo della consegna. Gli indagati preparavano le dosi di cocaina, eroina e hashish solo dopo aver ricevuto l’ordine. Uno dei pusher usciva sulla strada esclusivamente con la dose destinata al cliente, mentre un altro rimaneva nascosto con il quantitativo principale di droga e gestiva gli ordini telefonici. Un terzo componente svolgeva invece il ruolo di vedetta, controllando gli accessi e segnalando eventuali anomalie.
Secondo gli investigatori, il vero punto di forza della rete era la posizione strategica della piazza di spaccio: non nei boschi della provincia, ma direttamente all’interno del territorio cittadino di Novara, più facilmente raggiungibile dai tossicodipendenti rispetto alle tradizionali piazze boschive del Novarese.
Tra i destinatari delle misure cautelari figura anche quello che gli inquirenti ritengono essere il capo dell’organizzazione, un cittadino marocchino soprannominato “Ringo”. Alcuni degli indagati colpiti da misure non custodiali avrebbero invece fornito supporto logistico continuativo al gruppo, offrendo alloggio agli spacciatori, mettendo a disposizione veicoli per raggiungere la Lombardia e rifornirsi di droga oppure effettuando consegne a domicilio.
Uno dei soggetti destinatari della custodia cautelare in carcere si trova attualmente nel Cpr di Gjader, in Albania, e nei prossimi giorni sarà trasferito in Italia a cura del personale di polizia che gestisce la struttura.
Nel corso delle operazioni i carabinieri hanno inoltre sgomberato un alloggio popolare nel quartiere Sant’Andrea di Novara, occupato abusivamente da due indagati, indicati dagli investigatori come “Ringo” e la compagna. L’appartamento è stato restituito all’Atc di Novara. Per entrambi è scattata anche la denuncia in stato di libertà per occupazione abusiva dell’immobile.








