È la colonna sonora di chi cerca la libertà a ogni latitudine, ma le sue origini sono state spesso avvolte dal mistero o, peggio, inquinate da vere e proprie “fake news” storiche. Per fare luce sulle radici e sull’incredibile evoluzione di uno dei brani italiani più famosi al mondo, arriva l’edizione aggiornata al 2026 del saggio Bella ciao. Storia e fortuna di una canzone: dalla resistenza italiana all’universalità delle resistenze.
A firmarlo per le edizioni Interlinea è Cesare Bermani, uno dei massimi storici viventi della tradizione orale, che presenterà il volume in anteprima venerdì 10 aprile alle 18 alla Fondazione Marazza di Borgomanero in dialogo con il direttore Gianni Cerutti.
Dalla lotta partigiana a Netflix
Il libro traccia un affascinante filo rosso che lega le montagne del Nord Italia ai palcoscenici globali della protesta contemporanea. Negli ultimi anni, infatti, Bella ciao ha vissuto una clamorosa seconda giovinezza, trasformandosi nell’espressione musicale per eccellenza delle lotte civili.
È stata intonata dalle donne iraniane in prima linea contro il regime degli Ayatollah, ha risuonato durante la “Rivoluzione degli ombrelli” a Hong Kong e nei presidi di Occupy Wall Street, fino a diventare un vero e proprio inno generazionale per le piazze dei giovani ecologisti dei “Fridays for future”. Una popolarità planetaria sospinta ulteriormente negli ultimi anni dal successo mainstream della nota serie tv targata Netflix, La casa di carta.
Lo scudo contro le “fake news” storiche
Proprio questa travolgente universalità ha però generato, nel corso del tempo, speculazioni e falsi miti. Il lavoro meticoloso di Bermani punta esattamente a spazzare via la nebbia: ricostruire con rigore filologico l’avventura di questo canto popolare, smontando pezzo per pezzo le “fake news” che tentano di negare o sminuire il suo indissolubile legame storico con la lotta partigiana italiana. L’obiettivo è restituire la dignità storica a un brano «così amato da chi vuole la libertà».
L’autore e l’archivio di Orta San Giulio
Classe 1937, Cesare Bermani è una colonna della ricerca storica nazionale. Tra i fondatori dell’istituto Ernesto de Martino (dedicato alla conoscenza critica e alla presenza alternativa del mondo popolare e proletario), è riconosciuto come uno dei pionieri nell’utilizzo critico delle fonti orali per la ricostruzione storica. Autore prolifico, oggi è immerso in un’imponente opera di conservazione della memoria.
L’ottantanovenne studioso è infatti attualmente impegnato nel salvataggio e nell’ordinamento di circa quattromila ore di registrazioni sul campo – in gran parte realizzate da lui stesso nel corso dei decenni – che sono oggi gelosamente conservate nel prezioso archivio Bermani di Orta San Giulio, una struttura in via di prossima apertura al pubblico grazie anche al fondo Giovanni Pagani di Fondazione Comunità Novarese.







