Resurrexit

Era in esilio in Danimarca Bertolt Brecht quando scrisse la poesia Primavera 1938 , lontano dalla Germania, ma consapevole dei pericoli di una guerra che avrebbe sconvolto il mondo. Nel testo costruisce una forte antitesi tra i simboli tradizionali della Pasqua e la realtà storica segnata dall’avvicinarsi del conflitto. La Pasqua, che nella cultura europea rappresenta rinascita, speranza e rinnovamento, viene evocata attraverso immagini primaverili: la natura che rifiorisce, la luce, il ritorno della vita. Tuttavia, questi elementi non producono serenità; al contrario, risultano in netto contrasto con un clima dominato dalla  ferocia.

L’effetto di straniamento è evidente: mentre la stagione suggerirebbe ottimismo e pace, la realtà storica rende impossibile condividere tale speranza. La Pasqua perde così il suo significato religioso e simbolico di salvezza e diventa quasi ironica, svuotata di senso, perché l’umanità non sta rinascendo, ma si prepara alla distruzione. 

Ancora adesso la natura continua a seguire il suo ciclo vitale, nel mondo si prova a celebrare il rituale di pace e rinascita, ma la storia umana si ostina a procedere in direzione opposta: invece della resurrezione, cresce la morte; invece della speranza, la paura.  

E l’agnello è ancora una volta sacrificato, sull’altare della normalizzazione della violenza. 


Oggi, domenica di Pasqua, presto
un’improvvisa tempesta di neve
si è abbattuta sull’isola.
Tra i cespugli verdeggianti c’era neve. Il mio ragazzo
mi ha portato verso un piccolo albicocco attaccato alla casa
strappandomi ad un verso in cui puntavo il dito contro coloro
che stanno preparando una guerra che
può cancellare
il continente, quest’isola, il mio popolo,
la mia famiglia e me stesso.

In silenzio abbiamo messo un sacco
sopra all’albero tremante di freddo.

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