Chiusa in casa e costretta a consegnare lo stipendio: 3 anni al marito, condannata anche la suocera

Insulti, minacce, schiaffi, continui richiami al rispetto delle tradizioni, con impossibilità di uscire liberamente da sola e obbligo di consegnare lo stipendio al marito. Due anni di vessazioni casalinghe quelli denunciati in questura nel febbraio 2023 da una ventisettenne di origine indiana, arrivata a Novara dopo un matrimonio combinato in patria dalle famiglie di lei e del marito, famiglie che intervenivano su qualsiasi cosa.

Da quella denuncia è nato un processo conclusosi in tribunale con la condanna del marito G.S., 31 anni, a 3 anni di reclusione per maltrattamenti, estorsione, e sequestro di persona. Per quest’ultima accusa è stata condannata anche la madre dell’uomo, a 1 anno di reclusione con la condizionale e la non menzione nel casellario giudiziario.

In base a quanto emerso nel corso del processo, l’imputato, convinto che l’autorità del marito dovesse prevalere sempre, non ha mai accettato il desiderio della moglie di emanciparsi, arrivando ad adottare comportamenti sempre più aggressivi. Ma erano poche percosse fisiche, quanto piuttosto violenze psicologiche, alimentate dall’intolleranza nei confronti di alcuni atteggiamenti della ragazza.

Veniva continuamente richiamata nel caso contraddicesse i suoceri: «Non ti permettere più di mancare di rispetto a mio padre – le aveva detto il marito nell’ottobre del 2021 – devi fare tutto quello che lui ti dice». E quello che gli aveva detto il suocero era di consegnargli il bancomat col relativo pin, così che potesse andare a prelevare quando voleva. Le richieste di soldi erano state avanzate anche in diverse altre occasioni, sotto minaccia di rispedirla in India. Alla vittima veniva impedito di uscire da sola, e di scambiare messaggi con le amiche.

L’accusa di sequestro di persona, che ha coinvolto anche la suocera, si riferisce a quanto avvenuto nei giorni precedenti la denuncia del 2023: per circa una settimana la vittima era stata chiusa a chiave in casa, sorvegliata a vista, e non le era stato consentito nemmeno di recarsi a lavorare.

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