Caso Coccia: l’ex segretaria contabile assolta anche nel processo bis

Assolta anche nel secondo processo per peculato: non si è appropriata di soldi del teatro approfittando del suo ruolo di incaricata di pubblico servizio. Anzi, per i giudici, lei non avrebbe avuto nemmeno quel ruolo. Ribaltando la condanna a 3 anni e 2 mesi di reclusione inflitta due anni fa a Novara, la Corte d’Appello di Torino ha scagionato nuovamente Silvana Sateriale, ex segretaria contabile del Coccia, dall’imputazione di peculato per un ammontare di circa 85 mila euro. Si trattava del secondo processo legato al cosiddetto Caso Coccia, il cui filone principale (che la vedeva accusata assieme all’ex direttrice artistica Renata Rapetti) era arrivato fino ai banchi della Cassazione con una condanna in primo grado confermata in Appello: la Cassazione, invece, lo scorso ottobre aveva stabilito che il «il fatto non sussiste». In particolare, per quanto riguardava la Sateriale, aveva sottolineato come la segretaria contabile svolgesse unicamente prestazione d’opera materiale: non era dirigente dell’ufficio e non aveva margini di autonomia e discrezionalità.

Il sostituto procuratore generale, nel secondo processo (che riguardava una serie di bonifici ritenuti sospetti, effettuati dalla factotum amministrativa), aveva chiesto la conferma della condanna di Novara. A presentare ricorso era stato il difensore di Silvana Sateriale, che aveva sostenuto, fra l’altro, la natura giuridica privata del Coccia e la mancanza di prove che si fosse intascata dei soldi. Ha anche prodotto la sentenza di assoluzione della Cassazione, relativa al troncone principale, che sicuramente ha giocato a suo favore. Annullata anche la sanzione pecuniaria di 87 mila euro a favore della Fondazione teatro Coccia, costituita parte civile.

Al centro della vicenda passata questa settimana davanti alla Corte d’Appello una nuova pagina del caso esploso sei anni fa dopo alcune verifiche interne sugli Art Bonus e la gestione economica del teatro. Proprio mentre era in corso il primo processo contro Rapetti e Sateriale, gli amministratori del Coccia avevano presentato un nuovo esposto per bonifici ritenuti sospetti, pagati fra il 2015 e il 2020, effettuati dall’allora dipendente amministrativa, e registrati in maniera considerata anomala, con discordanze fra la causale iniziale delle uscite e quella con cui mesi dopo venivano chiuse in contabilità.

Occorrerà però aspettare le motivazioni della Corte di Torino per capire quale sia stato il ragionamento che ha portato all’assoluzione.

© 2026 La Voce di Novara
Riproduzione Riservata