In stazione a Trecate si consuma il miracolo elettorale: ascensori riattivati a due settimane dal voto

A Trecate, più che il funzionamento degli ascensori, colpisce il funzionamento del potere. Per anni gli impianti della stazione ferroviaria sono rimasti fermi. Anni di disagi quotidiani per anziani, persone con disabilità, famiglie con passeggini e pendolari costretti a trascinare borse e biciclette sulle scale. Poi, improvvisamente, a due settimane dalle elezioni comunali, succede ciò che sembrava impossibile: sopralluogo dei candidati di Fdi, telefonate ai vertici Rfi, tecnici convocati e ascensori annunciati in funzione «entro mercoledì 6 maggio».

Non è la storia di un’amministrazione efficiente, piuttosto la rappresentazione plastica di un modello profondamente “malato” della politica italiana: quello per cui i problemi non si risolvono perché esistono diritti, procedure o priorità pubbliche, ma perché il potente di turno decide di intervenire.

Il comunicato di Fratelli d’Italia, in questo senso, è quasi involontariamente rivelatore. Si racconta infatti del sopralluogo «alla presenza dei tecnici di RFI guidati dall’ingegner Pier Paolo Olla – responsabile direzione operativa stazioni – con il suo staff, del senatore questore Gaetano Nastri, del candidato sindaco Roberto Minera e dei candidati di Fratelli d’Italia a Trecate». Una mobilitazione immediata, con tanto di conferma dell’attivazione degli ascensori dopo «ultime verifiche tecniche e collaudo».

Di fronte a queste modalità e tempistiche, la reazione dell’opposizione è stata durissima. Raffaele Sacco, candidato sindaco per la coalizione “Trecate fuori dal Comune”, non ha usato mezzi termini per commentare la notizia del sopralluogo esclusivo degli esponenti del centrodestra. Sacco ha definito la vicenda «un collaudo atteso da anni trasformato in una patetica passerella pre-elettorale, parlando di squallida propaganda e di un vero e proprio insulto alle istituzioni e all’intelligenza dei cittadini».

Secondo il candidato «ci si trova davanti all’ipocrisia più totale». Sacco ha ricordato che «per cinque lunghi anni chi oggi allestisce i gazebo elettorali in stazione ha voltato la faccia dall’altra parte, ignorando consapevolmente il degrado, la pericolosità e le barriere architettoniche subite quotidianamente dai pendolari». Rivolgendosi direttamente agli avversari, ha sottolineato come la memoria corta non appartenga alla sua coalizione: ha infatti ricordato che «il 22 ottobre del 2024, in veste di minoranza, era stata presentata una mozione urgente proprio per risolvere le criticità dello scalo ferroviario. Un documento bocciato senza appello proprio da chi oggi cerca di intestarsi il merito del collaudo».

L’esponente di “Trecate fuori dal Comune” ha sollevato pesanti interrogativi istituzionali. Ha preteso risposte chiare chiedendo «a che titolo e in quale veste una delegazione di un singolo partito politico abbia potuto effettuare un sopralluogo privato affiancata da un alto dirigente di Rfi». Sacco ha incalzato domandando «se qualcuno da Roma abbia usato il proprio peso politico per trasformare un collaudo tecnico, un diritto sacrosanto della città, in un favore elettorale», arrivando a chiedersi se «Rfi risponda alle istituzioni dello Stato o sia diventata una succursale di partito. Le telefonate sarebbero state utili nei lunghi anni di abbandono della stazione e non a ridosso del voto».

L’ultimo affondo ha riguardato i problemi strutturali dello scalo che, ascensori a parte, restano irrisolti. Il candidato ha evidenziato come i cittadini sappiano distinguere chi ha a cuore la città da chi usa scorciatoie per coprire un mandato giudicato fallimentare. Pur inaugurando gli elevatori, infatti, restano senza risposta i grandi nodi della sicurezza e dell’accessibilità: dalle difficoltà dei portatori di disabilità nel salire sui treni senza un rialzamento della banchina, fino all’assenza di barriere di separazione adeguate tra i binari in una zona già tristemente segnata da incidenti mortali. Trecate, ha concluso Sacco, ha bisogno di una stazione sicura e accessibile ogni giorno dell’anno, e non a comando per elemosinare voti.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore