Dal conflitto alla pace, passando per il teatro come spazio di confronto, crescita e relazione. Torna a Novara la rassegna “Le Notti di Cabiria”, che nel 2026 raggiunge la sua nona edizione e da maggio a ottobre porterà 14 spettacoli nei luoghi più suggestivi e inattesi della città: dal Teatro Coccia a Palazzo Natta, dal Museo Faraggiana ai Tetti Verdi della Rizzottaglia, fino alla Casa Circondariale e persino a Casa Cabiria.
La rassegna di teatro diffuso contemporaneo, organizzata in collaborazione con Piemonte dal Vivo nell’ambito del bando Corto Circuito, si svilupperà da questa sera, 7 maggio, al 30 ottobre con un filo conduttore preciso: il conflitto. Non la guerra, però. Perché, spiegano i direttori artistici Elena Ferrari e Mariano Arenella, il conflitto «presuppone l’esistenza dell’altro», mentre la guerra punta al suo annientamento.
«Il teatro è il luogo d’eccezione per vivere e sviluppare i conflitti – spiegano Ferrari e Arenella –. Non esiste storia teatrale senza conflitto ed è proprio per questo che possiamo dire che il teatro è il luogo dove si costruisce la pace». Una riflessione che attraverserà tutta la programmazione: da Antigone riletta attraverso gli occhi della sorella Ismene, alle storie di emigrazione, fino al racconto di una donna che si ritrova faccia a faccia con il proprio stupratore venticinque anni dopo.
L’obiettivo dichiarato resta quello di avvicinare al teatro pubblici diversi: sia chi frequenta abitualmente le sale sia chi non ci entra quasi mai. E anche per questo gli spettacoli usciranno dai luoghi tradizionali per approdare in spazi inconsueti della città.
Tra gli appuntamenti più significativi dell’edizione 2026 ci saranno tre produzioni firmate direttamente da Cabiria Teatro. L’11 settembre, all’interno della Casa Circondariale di Novara, andrà in scena “Abbracciare una stella”, spettacolo costruito sulle testimonianze dei detenuti e scritto da due ospiti del carcere, con la regia degli stessi Ferrari e Arenella. Il 25 settembre al Teatro Don Bosco sarà invece proposto “Lei”, lavoro che affronta il tema del consenso. La chiusura della rassegna, il 30 ottobre al Teatro Coccia, sarà affidata a “Romeo e Giulietta opera ibrida”, con il coinvolgimento straordinario di alcuni detenuti accanto al cast professionale.
Accanto agli spettacoli, la rassegna proporrà anche workshop, incontri di approfondimento e iniziative di inclusione. Tra queste, le audiodescrizioni in diretta per il pubblico non vedente e ipovedente, realizzate in collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, e il “biglietto sospeso”, ispirato alla tradizione napoletana del caffè sospeso: chi può lascia un ingresso pagato per chi non può permetterselo.
Non mancheranno nemmeno i laboratori internazionali, ospitati nella chiesa di Sant’Agostino al Convitto Carlo Alberto: dal percorso di poesia e movimento dedicato alla poesia slovena contemporanea, curato da Nikla Petruška Panizon, fino al workshop di astrologia shakespeariana di Enrico Petronio.
A sottolineare il valore culturale e sociale della manifestazione è anche Matteo Negrin, direttore di Piemonte dal Vivo: «Le Notti di Cabiria rappresentano un esempio virtuoso di teatro diffuso capace di dialogare con il territorio e con comunità diverse. Il teatro può diventare uno spazio autentico di confronto, relazione e crescita».
La rassegna si aprirà già questa sera, mercoledì 7 maggio, e domani 8 maggio alle 21 con uno degli appuntamenti più particolari dell’intero cartellone. A Casa Cabiria, in via Mameli, andrà infatti in scena “Teatro dentro”, spettacolo del duo italo-australiano Renato Cuocolo e Roberta Bosetti, prodotto da IRAA Theatre e Teatro di Dioniso.
Solo 35 spettatori per replica, in un’esperienza immersiva e intima dove realtà e finzione si confondono. Guidati da Roberta Bosetti, gli spettatori saranno accompagnati in un percorso interiore costruito attraverso frammenti di memoria, in quello che gli autori definiscono «un’installazione in movimento per l’anima».
La compagnia Cuocolo/Bosetti, attiva tra Italia e Australia e vincitrice dell’UNESCO Award per la ricerca artistica, da anni porta avanti una ricerca teatrale che mette al centro il rapporto tra spazio domestico, intimità e spettatore. I loro spettacoli vengono spesso rappresentati in case private o hotel, trasformando il pubblico in ospite e rendendo sottilissimo il confine tra teatro e vita reale.







